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"Il Valore di un Insegnamento" da Ein Yaakov Shabbat 10b con il commento Iyun Yaakov di Rabbi Yaakov Reischer



BS"D


Un altro testo di ebraismo tradotto in italiano da Ralph Anzarouth per i lettori di ‘Maestri della Torà’


Valore di un Insegnamento


Rav Hisda prese in mano due pezzi di manzo1 e disse: "Li darò a chi verrà a raccontarmi un nuovo insegnamento di Rav!"


Rava bar Mechassia gli rispose: "Così disse Rav: chi dà un regalo a qualcun altro, deve farglielo sapere2, come è detto (Shemot 31, 13): Affinché si sappia che Io sono Hashem, che vi santifica."


[Rav Hisda] gli consegnò [la doppia ricompensa promessa].


[Rava bar Mechassia] gli chiese: "Gli insegnamenti di Rav ti interessano a tal punto3?" [Rav Hisda] gli rispose: "Sì!" [Rava bar Mechassia] gli disse: "Questo è proprio ciò che diceva Rav: una giacca ha grande valore per chi [ha l'abitudine] di portarla4."


[Rav Hisda] gli rispose: "Davvero Rav ha detto questo? [Sappi che] il secondo insegnamento è ancora più gradito del primo! Se avessi ancora ricevuto un'altra [porzione sacerdotale], ti avrei offerto [anche quella]5!"



Commento di Iyun Yaakov:

"Gli insegnamenti di Rav ti interessano a tal punto?": Perché [Rava bar Mechassia] non pose subito questa domanda? Il motivo è che [Rav Hisda] aveva detto "Le darò a chi verrà a raccontarmi un nuovo insegnamento di Rav! Dobbiamo dedurre che in principio pensava che [Rav Hisda] avesse fatto questa promessa non perché gli insegnamenti di Rav gli fossero [particolarmente] graditi bensì per dimostrare la propria erudizione, ovvero di conoscere tutti gli insegnamenti di Rav al punto che nessuno gliene può insegnare uno che gli sia nuovo e sconosciuto. Pensava che fosse questo il motivo per cui aveva promesso quella ricompensa a chi sarebbe riuscito a insegnarli qualcosa di nuovo. Ma dopo avergli detto quell'insegnamento a nome di Rav, [Rava bar Mechassia] vide che Rav Hisda ammetteva che si trattasse di un nuovo insegnamento. Stando così le cose, è dimostrato che Rav Hisda [non aveva lanciato una sfida di erudizione, bensì] aveva promesso quella ricompensa proprio perché apprezzava veramente [quegli insegnamenti]. Perciò fece bene a chiedergli: "Gli insegnamenti di Rav ti interessano a tal punto?". E questo è facile da capire.


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Note del traduttore:
[1] Rav Hisda era un Cohen e queste parti che sollevò erano proprio le porzioni sacerdotali che spettano di diritto al Cohen: egli le aveva appena ricevute ed era disposto a offrirle per ricevere in cambio un nuovo (o comunque non conosciuto) insegnamento di Rav, un importantissimo Maestro del Talmud Babilonese.
[2] Si tratta della legge che impone di informare chi riceve un regalo: non è difficile immaginare esempi di qualcuno che pensando di fare il bene del prossimo a sua insaputa, gli arreca invece un danno.
[3] Al punto di offrire in cambio una ricompensa di grande valore, come abbiamo visto.
[4] Cioè: tu apprezzi gli insegnamenti di Rav perché sei un suo allievo e hai l'abitudine di ascoltare le sue lezioni (Rashi).
[5] Come ricompensa di questo secondo insegnamento, ancora più pregevole.

Ein Yaakov è una raccolta delle numerosissime Haggadot che popolano la Mishnà e il Talmud, arricchite con i commenti di numerosi commentatori come l'Iyun Yaakov, di cui abbiamo riportato qui sopra un breve commento a questa Haggadà, tratta dal trattato di Shabbat, foglio 10b. La raccolta dell'Ein Yaakov è opera di Rabbi Yaakov ben Chaviv, un Maestro della Torà e uno dei tantissimi Ebrei cacciati dalla Spagna cinque secoli fa e che approdò in Turchia. L'autore del commento detto Iyun Yaakov e di diverse altre pubblicazioni di grande importanza è invece Rabbi Yaakov Reischer, un Maestro di origine austriaca che fu Dayan a Praga, Worms e Metz circa tre secoli fa.

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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Ein Yaakov, traduzione di Ralph Anzarouth
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http://www.anzarouth.com/2010/08/ein-yaakov-valore-insegnamento.html
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"La Torà: Acquisto o Eredità?" dal Likuté Sichot di Rabbi Menachem Mendel Shneerson, Rebbe di Lubavitch



BS"D


Un altro testo di ebraismo tradotto in italiano da Ralph Anzarouth per i lettori di ‘Maestri della Torà’


Torà: acquisto o eredità?


Rabbi Yossi dice:
che i beni del prossimo siano per te altrettanto preziosi che i tuoi;
studia la Torà con dedizione, poiché non ti è data in eredità;
e che tutte le tue azioni abbiano uno scopo celeste.

[Massime dei Padri 2, 12]


Il Tiferet Israel1 ha messo in evidenza una contraddizione. Infatti è scritto (Devarim 33, 4): "La Torà che ci ha comandato Moshè è un'eredità per la radunanza di Yaakov".2 Ciò significa che la Torà "è un'eredità". Come mai qui [nelle Massime dei Padri] è detto invece "non ti è data in eredità"?


Si può spiegare questa contraddizione, perché in verità la Torà presenta due aspetti:

  • A) "Eredità", cioè la Torà è trasmessa in eredità a ogni individuo del Popolo Ebraico.

  • B) "Vendita", secondo il detto dei nostri Maestri di benedetta memoria (Midrash Shemot Raba 33, 1): "Disse il Santo, benedetto Egli sia: 'Vi ho venduto la mia Torà'."

Il concetto di eredità riguardo alla Torà significa che essa "appartiene" individualmente a ogni ebreo, poiché un'eredità non dipende dalle condizioni o dall'età dell'erede e perciò l'obbligo di studiare la Torà è identico per tutti [gli Ebrei], come dice Rambam (Mishnè Torà, leggi sullo studio della Torà 1, 6): "Ogni ebreo ha l'obbligo di studiare la Torà, che sia egli povero o ricco ecc.". E ciò non dipende dal suo livello di comprensione della Torà.


Il concetto di vendita riguardo alla Torà si riferisce invece alla comprensione della Torà. Cioè, come nell'atto della vendita, l'acquirente non compra gratis bensì deve pagare per la merce che compra. Così è pure per la comprensione della Torà: capire bene la saggezza della Torà richiede impegno e sforzo.


È di questo secondo concetto, la vendita, che parla la nostra Mishnà3: "Studia la Torà con dedizione, poiché non ti è data in eredità". Per capire e intendere la Torà (ognuno secondo le sue capacità) non è sufficiente "ereditare" la Torà, bisogna invece anche "comprare" la Torà. Ciò avviene grazie ai 48 meriti con cui si acquista la Torà, elencati più avanti in questo stesso trattato4.


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[1] Numerosi libri dei Maestri furono chiamati con questo nome. Qui si tratta forse del Tiferet Israel redatto dal Maharal di Praga. Le due uniche edizioni che abbiamo potuto consultare sono purtroppo poco leggibili: ci sembra di avere trovato la traccia di questa discussione nel capitolo 46, ma lo stato dei testi non ci permette di esserne certi. Se uno dei nostri lettori avesse una traccia più sicura saremo lieti di prenderne atto.
[2] Si veda riguardo a questo versetto il Talmud Bavlì, trattato di Sukkà, 42a. Il passaggio si trova anche sulla copertina dei libri delle Edizioni Morashà (inclusi i nostri), il cui nome, tratto dal versetto di Devarim, è proprio quello usato per designare l'eredità ebraica. Non è un caso che Morashà faccia anche questo: diffondere e trasmettere la santa Torah, che da 33 secoli è la nostra preziosa eredità.
[3] Per chi l'avessse dimenticato, i Pirké Avot (le Massime dei Padri) sono un trattato della Mishnà.
[4] Si veda Massime dei Padri 6, 6.

Questo breve commento ai Pirkè Avot di Rabbi Menachem Mendel Shneerson è tratto dal Likutè Sichot, vol. 13, pag. 115. Altri brani dello stesso autore, settimo e ultimo Rebbe della Chassidut Lubavitch:


Dedichiamo la pubblicazione di questo brano alla memoria di Rachel bat Salcha zl, chiamata dal Creatore il 7 Tammuz 5703: che il suo riposo sia nel Gan Eden insieme ai giusti del mondo.

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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Likuté Sichot, Rabbi Menachem Mendel Shneerson, traduzione di Ralph Anzarouth
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La Distruzione del Tempio di Gerusalemme Talmud Bavli - Trattato di Ghittin


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Traduzione di Ralph Anzarouth


La Distruzione del Tempio

(dal Talmud Babilonese)

{Trattato di Ghittin 55b}
A causa di Kamtza e Bar Kamtza fu distrutta Gerusalemme.


Infatti ci fu un tale, il cui amico si chiamava Kamtza ed il suo nemico Bar Kamtza. Preparò un banchetto e disse al suo servitore: "Vai e porta qui Kamtza." Questi andò e portò [invece] Bar Kamtza. Venne [quel tale] e vide che [Bar Kamtza] era seduto lì. Gli chiese: "Cosa ci fa qui il mio nemico? Cosa vuoi qui? Alzati e vattene!" [Bar Kamtza] gli rispose: "Visto che oramai sono venuto, permettimi di rimanere qui e ti rimborserò il costo di ciò che mangerò e berrò." {Ghittin 56a} Gli rispose: "No!" [Bar Kamtza] gli propose: "Ti rimborserò metà del costo del banchetto." Gli rispose: "No!" [Bar Kamtza] gli propose: "Ti rimborserò tutto il costo del banchetto!" Gli rispose: "No!" Lo prese per la mano, lo fece alzare e lo buttò fuori. Disse [Bar Kamtza]: visto che i saggi erano seduti lì e non hanno protestato contro di lui, ciò significa che trovano la cosa ammissibile. [Mi vendicherò] andando a fare una delazione presso il governatore [romano].


Andò e disse al governatore: "Gli Ebrei si sono ribellati contro di te!" Gli rispose: "E chi lo dice?" [Bar Kamtza] gli rispose: "Manda loro [un animale] da offrire sull'altare [del Tempio], e vedrai se lo offrono." Il governatore gli diede un vitello pregiato da portare [al Tempio]. Una volta arrivato, [Bar Kamtza] mutilò il vitello alle labbra, e c'è chi dice alle palpebre; [in ogni caso,] in un posto che per noi [Ebrei] rappresenta una menomazione, ma per loro [Romani] non lo è. I saggi pensarono di offrire [ugualmente il vitello] sull'altare, per mantenere la pace con le autorità. Disse loro Rabbi Zecharia ben Avkulas: "[Se così facessimo,] la gente direbbe che le bestie mutilate possono essere offerte sull'altare!" I saggi pensarono allora di uccidere [Bar Kamtza], affinché non potesse andare a completare la delazione. Disse loro Rabbi Zecharia ben Avkulas: "[Se così facessimo,] la gente direbbe che chi mutila una bestia consacrata [per l'altare] merita la pena di morte!" Disse Rabbi Yochanan: "L'umiltà di Rabbi Zecharia ben Avkulas ha fatto distruggere la nostra casa, bruciare il nostro palazzo [il Tempio] e ci ha fatti mandare in esilio dalla nostra Terra".


Il comandante Nerone venne mandato ad affrontarli. Appena arrivato, lanciò una freccia verso oriente, e questa si diresse verso Gerusalemme. [Lanciò una freccia] verso occidente, e questa si diresse verso Gerusalemme. [Lanciò una freccia] verso [ognuno dei] quattro punti cardinali, e [ogni freccia] si diresse verso Gerusalemme. Disse a un bimbo: "Dimmi il tuo versetto [che hai imparato]". [Il bimbo] gli rispose (Yechezkèl 25, 14): "E compierò la Mia vendetta contro Edom per mezzo del Mio popolo Israèl!" Disse [Nerone]: "Il Santo, benedetto Egli sia, vuole distruggere il Suo Tempio, e poi Si vendicherà di colui [per mano di chi si è compiuta la distruzione]..." Disertò, se ne andò e si convertì, e da lui discese Rabbi Meir.


Mandarono [al suo posto] il comandante Vespasiano. Questi venne ed assediò [Gerusalemme] per tre anni. [In città] c'erano tre ricchi: Nakdimòn ben Gurion, Ben Kalba Savua e Ben Tzitzit Hakesat. Nakdimòn ben Gurion [si chiamava così] perché il sole sorse (Nakad) apposta per lui (Talmud Bavli, trattato di Taanit, 20a); Ben Kalba Savua, perché chiunque entrava a casa sua affamato come un cane (Kalba) ne usciva sazio (Savua); Ben Tzitzit Hakesat, perché le sue frange (Tzitzit) strisciavano sempre su cuscini (Kesat). C'è chi dice che [doveva il suo soprannome al fatto che spesso] sedeva tra i potenti di Roma. Uno [di loro] promise: "Io rifornirò [gli abitanti di Gerusalemme] di grano e di orzo." Un altro dichiarò: "Vino, sale e olio" e un altro promise: "Legna". I saggi lodarono [soprattutto] il donatore di legna. Anche Rav Chisda lasciava tutte le sue chiavi al suo servitore, tranne quella [del deposito] di legna, perché così diceva Rav Chisda: "[Per cucinare] un deposito di grano ci vogliono sessanta depositi di legna!" [Grazie ai loro doni] c'era di che nutrire [la città] per ventuno anni!


C'erano [a Gerusalemme] delle cosche chiamate Birionim. I saggi dissero loro: "Usciamo [dalla città] e andiamo a fare pace [con i Romani]." Ma quelli non li lasciarono. Dissero loro i Birionim: "Usciamo e facciamo guerra contro di loro." I saggi risposero: "Questa idea non avrà successo." I Birionim si alzarono, bruciarono i depositi di grano e di orzo, e fu la fame [a Gerusalemme].


Marta bat Baytos era une delle ricche di Gerusalemme. Mandò un suo servitore [al mercato] dicendogli: "Vai a comprare della farina pregiata." Quando arrivò [al mercato], la farina pregiata era già stata venduta tutta. Le disse: "Non c'è più farina pregiata, ma c'è ancora farina normale." Gli rispose: "Vai a comprarmi quella." Ma quando arrivò, era già stata venduta. Le disse: "Non c'è più farina, c'è orzo." Gli disse: "Vai a comprare [quell'orzo]." Ma arrivato lì, [anche] l'orzo era stato venduto. Tornò e le disse: "Non c'è più orzo, c'è farina di orzo." Gli disse: "Vai a comprarmi quello." Giunto lì, era già stato venduto. Ancora scalza, decise di uscire lei stessa per cercare qualcosa da mangiare, ma camminò su un escremento e morì [di disgusto (Rashi)]. Per lei Rabban Yochanan ben Zakkay lesse il versetto seguente (Deut. 28, 56): "La tenera e la delicata tra di voi, che mai pose piede per terra". C'è chi dice che [invece] mangiò un fico secco di Rabbi Tzaddok, ne fu disgustata e morì. Difatti, Rabbi Tzaddok digiunò quarant'anni affinché Gerusalemme non venisse distrutta, e quando mangiava qualcosa, lo si poteva vedere dall'esterno [tanto era magro]. E quando interrompeva i suoi digiuni, gli portavano dei fichi secchi, che succhiava e poi gettava. In punto di morte, [Marta] buttò per strada tutto l'oro e l'argento, dicendo: "A cosa mi serve questo?", così come è scritto (Yechezkèl 7, 19): "Getteranno per strada i loro soldi".


Abba Sikara, il capo dei Birionim di Gerusalemme, era figlio della sorella di Rabban Yochanan ben Zakkay, e mandò a dirgli: "Vieni a trovarmi in segreto." [Il Rav] venne e gli chiese: "Fino a quando continuerete a uccidere la popolazione provocando questa carestia?" Gli rispose: "Cosa ci posso fare? Se oso parlarne con loro [i Birionim], mi ammazzano!" [Rabban Yochanan ben Zakkay] gli propose: "Trova uno stratagemma affinché io possa uscire [dalla città], forse riuscirò a salvare qualcosa." [Abba Sikara] gli rispose: "Fai finta di essere malato, e che tutti vengano a renderti visita. Poni accanto a te un oggetto che esala cattivo odore e tutti diranno che sei morto. Che ti trasportino i tuoi allievi e nessun altro, affinché non scoprano che sei leggero, perché [i Birionim] sanno che un uomo vivo pesa meno di un uomo morto." Fece così: Rabbi Eliézer si piazzò da una parte per portarlo e Rabbi Yehoshua dall'altra parte. Quando giunsero alla porta [della città, i Birionim] vollero infilzarlo [per vedere se era morto per davvero]. [Abba Sikara] disse: "[I Romani] direbbero che abbiamo infilzato il nostro saggio!" Pensarono allora di scuoterlo, ma egli disse loro: "[I Romani] direbbero che abbiamo scosso il nostro saggio!" Gli aprirono la porta ed uscì.


Arrivato [all'accampamento romano], [Rabban Yochanan ben Zakkay] disse a Vespasiano: "Pace a te, o re! Pace a te, o re!" Gli rispose: "Sei doppiamente passibile della pena di morte: una volta, perché non sono un re, eppure mi hai chiamato re; e una seconda volta, perché se [come dici] sono un re, perché non sei venuto a trovarmi prima d'ora?" Gli rispose: "Riguardo al fatto che non sei un re, {Ghittin 56b} lo diventerai, perché se tu non fossi un re, Gerusalemme non sarebbe stata messa in mano tua, poiché è scritto (Isaia, 10, 34): 'Ed il Levanòn cadrà per mano di un potente', e quando si dice 'potente' si intende dire un re, come è scritto (Geremia 30, 21): 'E ci sarà uno più potente di lui...'; e quando si dice Levanòn si intende il Santo Tempio, come è scritto (Deut. 3, 25): 'Questo monte buono e il Levanòn'. E riguardo alla tua domanda, visto che sei un re, come mai io non sia venuto a trovarti prima d'ora, [il motivo è che] i Birionim che si trovano tra di noi non ci lasciano." [Vespasiano gli rispose]: "Se c'è un barile di miele, con un serpente avvinghiato ad esso, non si sarebbe disposti a rompere il barile per [uccidere] il serpente?" Tacque. Per lui Rav Yossèf disse il versetto seguente, e secondo un'altra versione lo disse Rabbi Akiva (Isaia 44, 25): "Fai regredire i saggi e rendi insensata la loro conoscenza", poiché avrebbe dovuto rispondere che bisognerebbe prendere una tenaglia, acchiappare il serpente, ucciderlo e lasciare stare il barile.


Nel frattempo, giunse un messaggero da Roma e gli disse: "Alzati, perché è morto l'imperatore ed i senatori di Roma ti hanno scelto come capo [al suo posto]." [Vespasiano] aveva messo una scarpa, voleva calzare [anche] la seconda, ma [il suo piede] non ci entrò. Volle togliere la prima, ma [il suo piede] non ne uscì. Si chiese: "Cosa sta succedendo?" Gli disse [Rabban Yochanan ben Zakkay]: "Non ti contrariare: hai ricevuto una buona notizia, come è scritto (Prov. 15, 30): 'Una buona notizia gonfia le ossa'. E cosa bisogna fare in questo caso? Fai venire una persona che ti sta antipatica, e che passi davanti a te, come è scritto (Prov. 17, 22): 'Uno spirito avvilito secca le ossa'." Fece così, e [il piede] entrò. Gli disse Vespasiano: E visto che siete così saggi, perché non siete venuti da me prima d'ora?" Gli rispose: "E non te l'ho già detto?" [Vespasiano] obiettò: "Anch'io ho già ribattuto [a quella tua risposta!]" E aggiunse: "Io me ne vado e manderò qui un altro [al mio posto]. Fammi una richiesta, e l'esaudirò." Gli disse: "Concedimi Yavne e i suoi saggi; e la dinastia di Rabban Gamliel [per salvare la discendenza del re David (Rashi)]; e dei medici per curare Rabbi Tzaddok. Per lui Rav Yossèf disse il versetto seguente, e secondo un'altra versione lo disse Rabbi Akiva (Isaia 44, 25): "Fai regredire i saggi e rendi insensata la loro conoscenza", poiché avrebbe dovuto chiedere di lasciare in pace Gerusalemme, per questa volta. E invece [Rabban Yochanan ben Zakkay] pensava che [Vespasiano] non avrebbe esaudito una così grossa richiesta, e non si sarebbe salvato neppure quel poco [che fu invece accordato].


Cosa fecero i medici che curarono Rabbi Tzaddok? Il primo giorno gli diedero da bere dell'acqua di crusca; l'indomani acqua di crusca più spessa con farina; il giorno dopo acqua e farina, finché il suo intestino si allargò un poco alla volta.


[Vespasiano] se ne andò e mandò Tito. Ed è scritto (Deut. 32, 37): "E disse: dove sono le loro divinità, le rocce in cui riponevano la loro fiducia?" Questo [versetto si applica] a Tito il malvagio, che insultò e blasfemò contro l'Altissimo. Cosa fece? Acchiappò una prostituta ed entrò nel Santo dei Santi, stese un rotolo della Torà e peccò con lei, prese una spada e infilzò la Parochet [ossia la cortina che nel secondo Tempio separava il Santo dal Santo dei Santi], avvenne un miracolo e da essa cominciò a schizzare sangue e [Tito] pensò di essersi ucciso (cioè di avere ucciso il Santo, benedetto Egli sia – il Talmud usa per rispetto verso D-o una espressione sostitutiva), come è scritto (Salmi 74, 4): "I Tuoi oppressori hanno ruggito nel Tuo Tempio, hanno interpretato le loro superstizioni come dei veri segni." Abba Chanan cita (Salmi, 89, 9): "Chi è come Te, D-o forte?", cioè: chi è forte e inflessibile come Te, che ascolti gli insulti e le blasfemie di quel malvagio e continui a tacere? Nella Yeshivà di Rabbì Yishmaèl interpretarono il versetto (Esodo 15, 11): "Chi è come Te tra i potenti, o Signore?" [aggiungendo una lettera]: "Chi è come Te tra i muti, o Signore?", [che ascolti gli insulti e non reagisci].


Cosa fece [Tito]? Prese la Parochet e ne fece un sacco, raccolse tutti gli strumenti del Tempio, li pose all'interno e li posò sulla nave per andare a vantarsi nella sua città, come è scritto (Ecclesiaste 8, 10): "Infatti, ho visto dei malvagi venire sepolti: essi venivano da un luogo santo e venivano dimenticati nella città in cui avevano agito." [Modificando una lettera] leggi "raccolti" al posto di "sepolti" e "per vantarsi" al posto di "venivano dimenticati". C'è [invece] chi legge [nel versetto] proprio la parola "sepolti", perché fu rivelato loro perfino ciò che era sepolto.


Venne una tempesta marina per affondarlo, ed egli disse: "Mi sembra che il D-o [degli Ebrei] sia forte solo sul mare: Venne Faraone e lo fece affondare nel mare; venne Sissera e lo fece affondare nel mare; ora vuole affondare nel mare anche me. Se veramente è così forte, che venga sulla terraferma a combattere contro di me!" Uscì una voce dal cielo che disse: "Malvagio figlio di malvagio, figlio del figlio di Esaù il malvagio! Nel mio mondo esiste una creatura leggera che si chiama Yatùsh (un insetto)." E perché l'ha chiamata una "creatura leggera"? Perché ha ingresso [di cibo] ma non ha uscita. "Vai sulla terraferma e combatti con lei!" Tito arrivò sulla terraferma, venne un Yatùsh, gli entrò nel naso e gli trivellò il cervello per sette anni. Un giorno passò davanti alla porta di un fabbro, lo Yatùsh sentì il suono del martello e si fermò. Tito pensò: "C'è un rimedio!" Tutti i giorni fece venire un fabbro per farlo martellare davanti a lui: se si trattava di [un fabbro] non ebreo, lo pagava quattro zuz, ma se [il fabbro] era ebreo, gli diceva: "Ti basti [la soddisfazione di] vedere [soffrire] il tuo nemico!". Usò questo rimedio per trenta giorni, dopodiché [lo Yatùsh] ci fece l'abitudine [e ricominciò a trivellare]. Dice una Beraita: disse Rabbi Pinchas ben Arova: "Io mi trovavo tra i grandi di Roma, e quando Tito morì gli aprirono il cervello e ci trovarono una rondine del peso di due séla'." Una Beraita dice: "Come un piccione di un anno, del peso di due litrin." Disse Abaye: "Sappiamo che la bocca [di quel piccione] era di rame e che le sue unghie erano di ferro." Quando [stava per] morire, Tito disse: "Che brucino quel tale (cioè lui stesso, Tito) e che le sue ceneri siano disperse nei sette mari, affinché il D-o degli Ebrei non lo trovi e non possa processarlo."


Onkelos bar Kalonimos era figlio della sorella di Tito. Volendo convertirsi, evocò [lo spirito] di Tito con una tecnica chiamata Ov (Levitico 20, 27 e Deut. 18, 11). Gli chiese: "Chi è importante, in quel mondo [in cui ti trovi]?" Gli rispose: "Gli Ebrei." [Onkelos gli chiese:] "E cosa pensi della conversione all'Ebraismo?" Tito gli rispose: "Le loro regole sono tante e non riuscirai a rispettarle. Va', perseguitali in quel mondo [in cui ti trovi] e sii un dominatore, come è scritto (Lament. 1, 5): "I suoi oppressori saranno in testa, ecc.", cioè tutti gli oppressori del popolo d'Israèl avranno il sopravvento. Onkelos gli chiese ancora: "Che punizione ha ricevuto quel tale (cioè Tito)?" [Tito] gli rispose: {Ghittin 57a} "Ciò che ha decretato lui stesso: ogni giorno le sue ceneri vengono raccolte, processate, bruciate e disperse nei sette mari."


[Onkelos] andò a evocare [lo spirito] di Bil'àm con un [altro] Ov, e gli chiese: "Chi è importante, in quel mondo [in cui ti trovi]?" Gli rispose: "Gli Ebrei." [Onkelos gli chiese:] "E cosa pensi della conversione all'Ebraismo?" Bil'àm gli rispose: "Non chiedere mai la loro pace e il loro bene per tutti i [tuoi] giorni." Onkelos gli chiese ancora: "Che punizione ha ricevuto quel tale (cioè Bil'àm)?" [Bil'àm] gli rispose: "[Sono immerso] in una coltre di liquido seminale bollente."


[Onkelos] andò a evocare [lo spirito] di quell'uomo con un [altro] Ov, e gli chiese: "Chi è importante, in quel mondo [in cui ti trovi]?" Gli rispose: "Gli Ebrei." [Onkelos gli chiese:] "E cosa pensi della conversione all'Ebraismo?" Quell'uomo gli rispose: "Chiedi il loro bene, non chiedere il loro male, chi se la prende con loro è come se toccasse la pupilla dei Suoi occhi." Onkelos gli chiese ancora: "Che punizione ha ricevuto quel tale (cioè lui stesso)?" [Quell'uomo] gli rispose: "[Sono immerso] in una coltre di escrementi bollenti." [Infatti,] disse il saggio (Talmud Bavli, trattato di Eruvin, 21b): "Chiunque derida le parole dei Maestri viene condannato [a essere immerso] negli escrementi bollenti."


Quanta differenza tra i peccatori ebrei e i profeti dei popoli del mondo! E la Beraita dice: disse Rabbi Elazàr: "Vedi quant'è grande la forza della vergogna! Perché [a causa di quell'umiliazione] il Santo, benedetto Egli sia, ha aiutato Bar Kamtza, ha distrutto la Sua casa ed ha bruciato il Suo palazzo!"


Testo originale del Talmud in Ebraico:
(da un rarissimo esemplare di Talmud del 1876, salvato dalla Shoà):
Ghittin 55b
Ghittin 56a
Ghittin 56b
Ghittin 57a


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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Talmud Bavli, trattato Ghittin, traduzione a cura di Ralph Anzarouth
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