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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.14


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



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Meghillat Ester Meam Loez

Meam Loez Ester, capitolo 6


Meam Loez - Indice
Versi 1 e 2
Verso 3
Verso 4
Verso 5
Verso 6
Versi 7 e 8
Verso 9
Verso 10
Verso 11
Verso 12
Verso 13
Verso 14

Con la pubblicazione del versetto 14 completiamo il capitolo 6 del Midrash Meam Loez sulla Meghillà di Ester, oggi 13 di Adar, vigilia di Purim e anniversario della scomparsa di Rephael ben Salcha di benedetta memoria. Questa pubblicazione e il suo studio sono dedicati all'elevazione della sua Neshamà, sperando di vederlo presto qui tra i vivi insieme al nostro giusto Mashiach. Per saperne di più sul Meam Loaz si consulti l'indice.


Meam Loez, Meghillat Ester 6, 14


14: Stavano ancora parlando, quando giunsero gli eunuchi del re e s'affrettarono a condurre Hamman al banchetto che Ester aveva preparato.

Il testo [della Meghillà] ci insegna che ancora prima che i savi ebbero terminato di parlare con lui, giunsero gli eunuchi del re e si affrettarono a condurre Hamman al banchetto che Ester aveva preparato. Infatti Hamman si era attardato perché voleva ascoltare il consiglio e vennero a prenderlo con la forza. Perciò è detto "a condurre Hamman", cioè prenderlo per il braccio e portarlo contro la sua volontà.


Hamman non ci voleva più andare ed era spaventato perché era convinto che questo banchetto di Ester sarebbe finito male per lui. Ma non erano venuti a invitarlo con le buone e non poteva più sottrarsi a loro: anzi, lo pressavano come se lo stessero portando in prigione, intimandogli di camminare più svelto. Infatti, dopo che la sua buona sorte si era capovolta, smisero di usare qualsiasi premura con lui, facendogli capire che non aveva più alcun potere e che la sua morte si avvicinava, come è detto (Kohelet 8, 8): "Non c'è nessun potere contro il giorno della morte". Gli eunuchi gli dissero che non è educato fare aspettare il re e la regina a tavola quando tutto è pronto; per questo dissero "al banchetto che Ester aveva preparato". Tutto ciò avveniva per mano della Provvidenza di Hashem, che non gli permise di ascoltare tutto il consiglio, perché se ne avesse avuto il tempo avrebbe anticipato il suo arrivo dal re e si sarebbe scusato con lui, spiegando che non sapeva che gli Ebrei fossero il popolo di Ester. In questo modo Achashverosh non si sarebbe arrabbiato quando Hamman parlò a Ester, come verrà spiegato con l'aiuto di Hashem.


Inoltre, poiché i savi gli avevano detto "Tu soccomberai dinanzi a lui!", Hamman pensò di impiccarsi a un albero. Preferiva impiccarsi da sé, pur di non cadere in mano a Mordekhai. E se i suoi amici gli avessero impedito di impiccarsi sarebbe scappato, come gli era stato consigliato. Sarebbe fuggito nelle provincie dei suoi figli, ognuno di quali era governatore in un posto diverso. Pensava di unirsi a loro e ribellarsi contro il regno. Perciò Ester si affrettò a far condurre Hamman in fretta e furia dagli eunuchi che arrivarono velocemente, impedendogli di lavarsi dalle urine che sua figlia gli aveva gettato addosso. Lo scopo di Ester era quello di non lasciargli il tempo di fuggire dalla città e di raggiungere i suoi figli, perciò ordinò di condurre subito anche i suoi figli dai luoghi di cui erano governatori prima che potessero apprendere la notizia di ciò che stava arrivando a Hamman. Per questo è detto "giunsero gli eunuchi del re e s'affrettarono a condurre Hamman". Tutti i testi usano la particella "et" per aggiungere1 e qui "et" aggiunge i figli di Hamman. E fu un miracolo riuscire a portarli al banchetto. E questo ordine di portarli non venne dal re ma da Ester, affinché non si ribellassero al re.


E c'è chi interpreta così la frase "Stavano ancora parlando con lui": essi spiegarono a Hamman che la sua disgrazia era inevitabile, ma egli era convinto che tutto ciò che gli era successo era frutto del caso e che questo non dovrebbe perdurare. E il Cielo fece sì che subito s'affrettarono a condurlo al banchetto, affinché si radicasse in cuor suo la convinzione che tutto ciò non era altro che un caso fortuito. E la prova ne è che la regina ha mandato gli eunuchi per condurlo in fretta al banchetto. E c'è chi spiega che non avevano ancora terminato il loro discorso, riguardo alla loro intenzione di appurare se Mordekhai appartenesse alla tribù di Yehudà, ma subito s'affrettarono a condurlo al palazzo del re.


S'affrettarono a condurre Hamman: la fretta si riferisce al momento in cui vennero per condurlo, ma per strada non gli misero fretta, perciò è scritto "s'affrettarono a condurre Hamman" e non "affrettarono Hamman per condurlo ecc.". Inoltre, il testo vuole dirci che subito si avverarono le previsioni dei savi e di sua moglie Zeresh, che subito sarebbero venuti per preparare la sua caduta.


E c'è chi spiega che il motivo per cui s'affrettarono a condurlo era che lo vedevano in sintonia con i suoi amici e temevano che stesse complottando qualcosa contro il re. E il testo spiega qui come avesse fatto Charvonà a essere al corrente della forca2 preparata da Hamman e della sua finalità, che era quella di impiccare Mordekhai: erano entrati nel bel mezzo della discussione e avevano sentito tutto. Un altro motivo per il quale il testo indica il momento esatto in cui arrivarono gli eunuchi del re è quello di insegnarci che la sua buona sorte si era capovolta: i suoi amici e sua moglie Zeresh stavano dicendo "se Mordekhai è della stirpe degli Ebrei, tu non gli puoi fare nulla" e volevano concludere la frase dicendo che se invece Mordekhai non era della stirpe degli Ebrei, allora [Hamman] avrebbe potuto avere la meglio su di lui. Ma per sua mala sorte ci fu l'arrivo degli eunuchi del re che intervenirono interrompendo i loro propositi proprio quando stavano evocando la caduta [di Hamman], e questo avvenne per volere di Hashem.




Note del traduttore:
[1] La particella "Et" introduce il complemento oggetto e nel Talmud i nostri Maestri spiegano che la sua presenza in un testo indica un'aggiunta implicita, oltre a ciò che è menzionato esplicitamente. Qui l'aggiunta riguarda i figli, non menzionati nel versetto.
[2] Si veda Ester 7, 9.

Fine del capitolo 6



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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Meam Loez, Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, traduzione a cura di Ralph Anzarouth.
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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.13


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



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Meam Loez, Meghillat Ester 6, 13


13: E Hamman raccontò alla moglie Zeresh e a tutti i suoi amici ciò che gli era accaduto; i suoi savi e la moglie Zeresh gli dissero: "Poiché Mordekhai, dinanzi al quale cominciasti a cadere, è della stirpe degli Ebrei, tu non gli puoi fare nulla, anzi soccomberai dinanzi a lui!"

È già stato spiegato che Hamman aveva 365 consiglieri. Appena essi ebbero notizia della disgrazia di Hamman si raccolsero per consolarlo del lutto per sua figlia e per piangere con lui per ciò che aveva subìto. E poiché si vergognava di raccontare ai suoi amici l'umiliazione che aveva patito, ne parlò solo a sua moglie ma gli amici l'appresero ugualmente. E potete notare che il giorno prima, una volta tornato dal banchetto, aveva mandato a chiamare i suoi amici e sua moglie Zeresh per raccontare loro la sua gioia; invece stavolta non mandò a chiamare quelli che gli avevano consigliato di preparare un'altissima forca per poterci impiccare Mordekhai l'indomani mattina, perché senza questo [consiglio] non sarebbe incorso in questo guaio1. Chiese loro di analizzare se ciò che le stelle predicevano per gli Ebrei fosse negativo e scoprirono invece auspici positivi per Mordekhai, di cui Hamman è diventato il servo. E poiché sua moglie e i suoi amici erano molto contrariati, furono incapaci di dargli un qualsiasi consiglio. I savi cominciarono a parlare e Zeresh fu d'accordo con loro. Perciò è detto "I suoi savi e la moglie Zeresh gli dissero".2


Inoltre, poiché era stata Zeresh a consigliargli di preparare la grande forca e per colpa sua si era recato dal re, Hamman smise di prendere in considerazione il suo parere dicendole: "Ora puoi constatare che non sei in grado di dare un buon consiglio e che i miei amici sono più saggi di te!" Perciò Zeresh tacque e furono i savi a prendere la parola per primi, a differenza della prima volta, riguardo alla quale è detto (Ester 5, 14): "E gli dissero la moglie Zeresh e tutti i suoi amici", invece stavolta gli parlarono "i suoi savi" e poi "la moglie Zeresh". Difatti stavolta si era accorto che erano saggi e gli avevano dato un buon consiglio, ma il Santo, benedetto Egli sia, non voleva che il loro consiglio andasse a buon porto, perciò non poterono concludere il loro discorso, perché nel frattempo erano venuti in fretta a cercare Hamman per condurlo al banchetto preparato da Ester e non poteva restare ad ascoltare il consiglio. Vedendo che sua moglie e i savi erano confusi, Hamman disse loro: "Non pensate che io mi sia scontrato con Mordekhai uscendone sconfitto. Anzi, ho ancora l'intenzione di impiccarlo! Ma poiché il re aveva un debito con Mordekhai e temeva che questi gli chiedesse di annullare le lettere in cambio del favore prestato, si è adoperato per per ripagarlo rapidamente del debito. E anch'io volevo fargli onore per impedirgli di appigliarsi a qualsiasi pretesto per formulare una richiesta, dato che gli ho dato ben più di quanto meritasse. E ora troverò un momento opportuno per impiccarlo con un pretesto qualunque. Stando così le cose, non dovete essere contrariati per ciò che è successo oggi, perché a partire da adesso non potranno più trovare un modo per scampare a me. E tutto ciò è accaduto per caso." Infatti, il testo dice "ciò che gli era accaduto".3 Cioè, un caso come questo non si sarebbe presentato tutti i giorni, perché riteneva che la fortuna degli Ebrei fosse in fase discendente. E quindi si trattava di un caso fortuito, come a volte succede che cada la pioggia nei mesi di Tammuz o di Av4 e subito dopo torna il caldo.


I savi gli risposero: "Ciò che dici vale per tutte le altre nazioni ma non per gli Ebrei, perché non sono sottomessi alla fortuna5 e sono paragonati alla polvere e alle stelle perché possono cadere bruscamente fino al livello della polvere e risalire all'improvviso fino al livello delle stelle. Perciò, se Mordekhai appartiene alla stirpe degli Ebrei, che leggono lo Shemà due volte al giorno, e a maggior ragione se appartiene alla stirpe del re Shaul, colui che ha dato inizio alla tua sventura catturando Aggag6, allora non è un caso come credi tu bensì l'inizio della disfatta. E benché tu veda Mordekhai cadere, cadrai tu comunque dinanzi a lui. E non pensare che sia cosa facile impiccare Mordekhai, perché tu stesso hai proclamato davanti a lui "Così vien fatto all'uomo che il re vuole onorare!" Questo è stato proprio un fiasco colossale: come pensi di poter impiccare un uomo che il re vuole onorare?" E per questo gli dissero "anzi soccomberai dinanzi a lui: col proclama che hai fatto la tua fortuna è crollata e non potrai confrontarti a lui. È meglio che tu smonti la forca, scappi dalla città e ti nasconda da Mordekhai." I savi gli dissero anche: "Così come i re antichi erano stati sconfitti da Abramo nella valle dei Shidim e scapparono da lui; Avimelekh fu sconfitto da Isacco e non ebbe scampo finché non gli diede soddisafazione; Giacobbe lottò con l'angelo ed ebbe la meglio; Moshé e Aronne fecero annegare Faraone e tutta la sua schiera per ordine di Hashem benedetto; e tutti i re che hanno provato a a fare del male agli Ebrei alla fine sono caduti in mano loro. E sappi che tre ebrei, Hanania Mishael e Azaria, rifiutarono di obbedire a Nabuccodonosor e furono gettati nella fornace ardente da cui uscirono del tutto indenni. E anzi ne uscirono delle lingue di fuoco che bruciarono coloro che avevano detto maldicenze su di loro. E adesso, se Mordekhai appartiene alla stirpe di quegli Ebrei e se hai cominciato a soccombere dinanzi a lui non potrai sopraffarlo; e se ti opporrai a lui con ostilità non avrai nessun modo di farcela. E sappi che Ester è ebrea e sta tramando per farti cadere nella sua rete: la prova ne è che ha fatto chiudere tutti i bagni e tutti i negozi in onore di Mordekhai e non la interessava assolutamente il fatto che hai dovuto umiliarti e trasformarti in inserviente dei bagni e barbiere, oltre che dover condurre Mordekhai con le tue proprie mani.


Stando così le cose, non puoi in nessun modo evitare di crollare a terra due volte davanti alla stirpe di Shaul, che apparteneva alla tribù di Binyamin: la prima [caduta] è che Ester ti farà impiccare; la seconda è che i tuoi figli saranno impiccati. Devi andare dal re e giustificarti con lui, spiegandogli che non sapevi che Ester fosse ebrea. E che ora sei pentito e che tu stesso chiedi di annullare le lettere. E ti consigliamo anche di andare da Mordekhai e di cadere ai suoi piedi, per annullare il decreto che incombe su di te. E sappi che chiunque si umilia da sé può sperare di risollevarsi; perciò, anziché aspettare di essere costretto a umiliarti davanti a lui, fallo di tua spontanea volontà e ripetutamente: non provare più a combatterlo e se seguirai questi consigli avrai la vita salva".


Il motivo per il quale il testo ha menzionato i savi prima di sua moglie Zeresh è che così si usa fare: fintantoché un uomo è importante, nessuno si sente più saggio di lui e nessuno osa aprire la bocca prima di sua moglie. Perciò in precedenza il testo aveva detto7 "E gli dissero la moglie Zeresh e tutti i suoi amici:", Invece adesso che [Hamman] era triste e col capo coperto, capirono che quello era l'inizio della sua caduta e si sentirono più saggi di lui, permettendosi pure di aprire la bocca ancora prima che sua moglie si esprimesse.


Ed è detto "E Hamman raccontò alla moglie Zeresh e a tutti i suoi amici ciò che gli era accaduto, perché secondo lui tutto ciò era fortuito e non aveva capito che quello era l'inizio della sua caduta definitiva. Gli dissero anche: "Non attribuire la cosa al caso e non accusare noi di averti causato tutto ciò. Devi infatti sapere che non si tratta di un caso ma anzi, tutto è successo [per mano] della Provvidenza, perché hai voluto perseguitare gli Ebrei. E poiché Mordekhai, dinanzi al quale cominciasti a cadere, è della stirpe degli Ebrei, sarà come con Amalek davanti a Giosué e con Aggag davanti [al re] Shaul, tu soccomberai dinanzi a lui!".


E c'è chi dice che la loro intenzione era questa: "Se appartiene alla tribù di Binyamin, tu soccomberai dinanzi a lui!" Perché la stirpe di Esaù cadrà solamente per mano dei figli di Rachel, perciò gli suggerirono di indagare se [Mordekhai] appartenesse a quella famiglia dinanzi alla quale cominciarono a cadere i suoi antenati. E i nostri Maestri interpretarono così il loro discorso: "Se egli appartiene a un'altra delle tribù d'Israel, forse puoi trovare una soluzione. Ma se appartiene agli Yehudim, cioè alle tribù di Yehudà, Menashé, Efraim o Binyamin, in questo caso non c'è per te nessun rimedio". Come è scritto (Salmi 80, 3): "Desta la Tua potenza davanti a Efraim, Binyamin e Menashé e vieni a soccorrerci!"; ed è scritto "davanti a Efraim ecc." per dire che cadrà proprio davanti a loro. E su Yehudà è scritto (Bereshit 49, 8): "La tua mano è sul collo dei tuoi nemici". Quanto a Menashé ed Efraim, è scritto del loro padre (Devarim 33, 17): "Le sue corna sono come quelle di un bufalo"; e di Binyamin è detto (Bereshit 49, 27): "Binyamin è un lupo feroce". Tutto ciò indica la loro forza.


Inoltre, "Tu soccomberai dinanzi a lui!" perché questa nazione è paragonata alla polvere e alle stelle: se cominciano a salire, salgono fino in cielo, come è detto: "Poiché Mordekhai, dinanzi al quale cominciasti a cadere, è della stirpe degli Ebrei", il che significa che aveva cominciato a salire e quindi poi salirà fino al cielo e allora sicuramente "Tu soccomberai dinanzi a lui!". E dissero anche che così come Shaul ebbe pietà di Aggag permettendo a te di nascere, anche i suoi discendenti sono misericordiosi. E se cadrai ai piedi [di Mordekhai] e invocherai la sua grazia, egli avrà pietà di te. Vediamo qui la grande sconfitta [di Hamman]: aveva fatto così grandi sforzi per piegare Mordekhai e farlo cadere davanti a lui ed ecco che gli è imposto di cadere davanti a Mordekhai e Ester.


Il motivo per il quale essi vengono qui definiti "savi" è che intuirono ciò che sarebbe successo in seguito e gli dissero di stare attento a non cadere un'altra volta davanti a lui, perché in questo caso la caduta sarebbe stata definitiva.


Un altro commento su "se è della stirpe degli Ebrei ecc.": pensavano che malgrado [Mordekhai] fosse ebreo, forse era un convertito e non era di origine ebraica. Perciò gli suggerirono di indagare e di controllare bene se egli fosse veramente di stirpe ebraica, nel qual caso non ci sarebbe stata nessuna soluzione. Ancora un commento su "Se Mordekhai è della stirpe degli Ebrei ecc.": essi sono al colmo della disgrazia mentre tu [Hamman] sei all'apice del tuo successo e ciononostante cominciasti a cadere dinanzi a lui, significa che la situazione è critica e evidentemente la ruota si è messa a girare nel senso contrario.


Altri spiegarono l'espressione "se Mordekhai è della stirpe degli Ebrei ecc." dicendo che malgrado fosse noto che [Mordekhai] era della stirpe degli Ebrei, iniziarono a parlare usando il condizionale per non spaventare Hamman così all'improvviso8.




Note del traduttore:
[1] Sembra di capire che non li mandò a chiamare, ma vennero da soli.
[2] Cioè non vengono menzionati i suoi amici più stretti, che erano troppo contrariati per dare consigli, bensì i savi che erano meno intimi e che quindi presero la parola.
[3] Le espressioni "era accaduto" e "per caso" usano la stessa radice קרה.
[4] In piena estate.
[5] Si veda il Talmud Bavli, trattato di Shabbat 156a.
[6] Si veda l'episodio del re Shaul e Aggag nel Primo Libro di Samuele, cap. 15. Hamman discendeva da Aggag, come precisato nella Meghillat Ester 3, 1.
[7] Ester 5, 14.
[8] In pratica questi consiglieri di Hamman non volevano che si rendesse contro in una volta sola della portata della sua disfatta, preferendo una tecnica più graduale.





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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.12


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



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Meam Loez, Meghillat Ester 6, 12


12: Poi Mordekhai tornò alla porta del re e Hamman fu sospinto verso casa, triste e col capo coperto.

Mordekhai tornò al sinedrio, che siedeva alla porta del re. Tolse l'abito regale e riprese il digiuno. Si rivestì di un sacco e sedette sulla cenere, occupandosi di lodi e di preghiere fino a sera. Riunì gli uomini nelle sinagoghe per implorare il Santo, benedetto Egli sia, perché come abbiamo già spiegato i giusti temono sempre che i propri peccati siano la causa [delle avversità]. Inoltre, poiché le lettere non erano state annullate, temeva che il re si fosse affrettato a sdebitarsi con lui per evitare che venisse a chiedergli di annullarle. Perciò tornò al suo sacco e al suo digiuno e disse agli Ebrei: "Fino a ora potevo sperare di recarmi io dal re per esporre la mia richiesta, ma ora che si è sdebitato con me non ho più speranze di sollecitare il re. Piuttosto, i miei occhi sono rivolti al Santo, benedetto Egli sia, che ci salvi dalle grinfie di Hamman".


Il testo ci insegna in questo modo come fu sventata la sua minaccia. Mordekhai, anziché finire impiccato sulla forca tornò alla sua situazione precedente, senza neppure inorgoglirsi minimamente di tutto quell'onore che gli era stato fatto. Al contrario di Hamman, che quando riceveva un qualche onore andava a vantarsene coi suoi amici e con sua moglie Zeresh. E c'è chi commenta che andò a ringraziare il re per l'onore ricevuto, perché la pompa reale richiede di ringraziarlo per il bene che ha fatto.


E qui il testo racconta il capovolgimento delle sorti di Hamman, perché Mordekhai ascese a una posizione elevata, mentre lui si ritrovò sul gradino più basso dell'umiliazione. Inoltre, il testo ci insegna la differenza tra Mordekhai e Hamman: quando Hamman fu invitato al banchetto si insuperbì, tornò a casa e chiamò tutti i suoi amici e sua moglie Zeresh per raccontare loro delle sue enormi ricchezze, della sua numerosa progenie, del rango elevato conferitogli dal re e dell'invito da parte di Ester. Invece Mordekhai tornò subito alla porta del re e non si inorgoglì per niente dell'onore che aveva ricevuto.


Vi chiederete come poté tornare al suo sacco e al suo digiuno, visto che è detto che fece ritorno alla porta del re e che non ci si può recare alla porta del re vestito di sacco. La risposta è che qui vestì il sacco con discrezione, sotto i suoi abiti, in modo che nessuno se ne potesse accorgere. Ed è per questo che usarono1 precisamente l'espressione "[tornò] al suo sacco e al suo digiuno", perché essi erano noti solo a lui e non erano visibili all'esterno. E benché egli fosse già liberato dal decreto, avendo ricevuto un così grande onore dal re, ciononostante era partecipe della disgrazia collettiva.


Il testo ci insegna anche che Hamman non se ne andò tranquillo e sereno come usano fare i potenti ministri; invece, per via della sua immensa vergogna tornò a casa in fretta e furia affinché non lo vedesse nessuno. Forse si coprì il volto con un panno per non essere riconosciuto.


E c'è chi commenta il Midrash dei Maestri2 "Tornò al suo sacco e al suo digiuno" dicendo che dopo avere meritato siffatti onori Mordekhai aveva bisogno di mortificare il proprio spirito con la massima forza ed è proprio ciò che fece3.


E Hamman fu sospinto verso casa: Perché una persona in preda al tormento ha l'impressione che tutti lo spingano. E anche perché fino a quel momento era stato così riverito che quando passava per le strade della città tutti si pressavano contro il muro e si spingevano a vicenda per inchinarsi davanti a Hamman. E ora per colpa dei suoi peccati non gli lasciavano nemmeno lo spazio per passare. E dovunque andasse veniva spintonato e ne risentì una profonda angoscia finché arrivò a casa. Per di più, era ancora sporco [dei contenuti] del vaso da notte4 e tutti lo spingevano via per allontanarne il contatto. Hamman era in lutto per [la morte di] sua figlia e aveva il capo coperto per l'umiliazione e per gli insulti che lei gli aveva rivolto, oltre che per ciò che aveva ricevuto in testa. La sua umiliazione era così grande che desiderava non essere riconosciuto, perciò chiuse gli occhi e camminò come un cieco. Tutti lo spintonavano via perché era caduto così in basso dopo essere stato all'apice del potere. E c'è chi commenta che contrasse la lebbra, come fu detto del [re] Uziahu, che "anch'egli fu sospinto via perché Hashem lo aveva colpito".5


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Note del traduttore:
[1] Infatti questa espressione precisa non figura nel testo della Meghillat Ester: si trova nel Midrash Raba (Ester Raba 10, 6) e il Meam Loez commenta qui il doppio uso del pronome "suo" e la lezione che ci insegnano i Maestri scegliendo di usarlo.
[2] ibid.
[3] Per compensare gli onori ricevuti e per evitare il rischio di inorgoglirsi, Mordekhai si impone immediatamente una umiliazione, cioè proprio l'esatto contrario.
[4] Si veda la fine del commento al versetto 11 e cosa sua figlia gli avesse gettato dal balcone.
[5] Il commento nota l'uso della stessa espressione נדחף nel brano che descrive l'episodio (Secondo Libro delle Cronache 26, 20) in cui Hashem punì con la lebbra il re Uziahu, reo di aver voluto sostituirsi ai Cohanim del Santo Tempio di Gerusalemme. Da qui l'insegnamento che anche Hamman contrasse la lebbra.



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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.11


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



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Meam Loez, Meghillat Ester 6, 11


11: E Hamman prese il vestito e il cavallo, fece vestire Mordekhai e lo fece cavalcare per la via principale della città, gridando davanti a lui: "Così vien fatto all'uomo che il re vuole onorare!"

E quando Hamman vide che il re non accettava i suoi consigli e non era convinto dei suoi argomenti, si recò al palazzo dei tesori del re, a testa bassa e storcendo la bocca. La sua mente era colma di angoscia e di dolore, le sue labbra tremavano, la sua vista si era annebbiata, il suo cuore sanguinava dentro di lui, i suoi abiti erano laceri, la sua cintura era slacciata e le sue ginocchia sbattevano, un ginocchio contro l'altro. Prese da lì gli abiti del re che gli erano stati portati nel suo primo giorno di regno e le altre cose che gli era stato ordinato di prelevare. Uscì di lì in stato di grande tormento e entrò nella stalla dove prese il primo cavallo della fila dei cavalli ornati di granate d'oro. Prese le redini di quel cavallo, caricò sulle sue spalle tutti gli abiti del re. Fu preso da una grande debolezza, le sue ossa si fiaccavano e il suo stomaco cedeva. Andò da Mordekhai e lo trovò mentre leggeva lo Shemà e pregava. Quando ebbe terminato la sua preghiera, cominciò a studiare con i suoi allievi le leggi dell'Omer. L'ora della lettura dello Shemà era stata nei suoi piani quella in cui avrebbe impiccato Mordekhai, e perciò venne proprio a quell'ora1. E quando Mordekhai vide Hamman venire verso di lui con un cavallo, disse ai suoi allievi: "Mi sembra che questo mascalzone sia venuto per uccidermi: scappate da qui, per non farvi finire uccisi a causa mia". I suoi allievi gli risposero: "Noi rimarremo con te per la vita e per la morte, non ti abbandoneremo". In quel momento Mordekhai si avvolse del Tallit e si alzò per leggere lo Shemà e pregare. Quando ebbe terminato la sua preghiera, cominciò a studiare con i suoi allievi le leggi dell'Omer, perché era il giorno di Pesach e a quei tempi questa Mitzvà proteggeva [gli Ebrei].


Hamman chiese a quegli allievi: "Cosa fate?" Gli risposero: "Studiamo le leggi [della manciata] di Omer che il Santo, benedetto Egli sia, ci ha ordinato di offrire all'epoca del Santo Tempio". Egli chiese loro: "Questa manciata di Omer era in oro o in argento?" Gli risposero che si trattava di orzo. Hamman disse loro: "La vostra manciata di orzo, insieme al sacco e alla cenere hanno sconfitto i miei diecimila talenti d’argento, perché voi siete amici di Hashem benedetto che ha ascoltato la vostra preghiera". Mordekhai pensava che Hamman lo stesse prendendo in giro e gli disse: "Hamman, Hamman! Stirpe di Amalek, aspetta un po' ch'io mangi del pane amaro e beva dell'acqua amara, poi mi condurrai alla forca". Infatti i giusti temono sempre di avere peccato e che la loro preghiera non verrà accettata, che Hashem ce ne scampi.


Hamman rispose: "Mordekhai il giusto, alzati, perché il vostro Signore fa sempre per voi grandi miracoli! La forca che avevo preparato è stata per me una disgrazia. Adesso, alzati, vesti questi abiti e monta sul cavallo del re, affinché le parole del re non siano vane". "Stupidissimo essere!" gli rispose Mordekhai "Non sai che sono coperto di sacco e di cenere? Può qualcuno portare un abito regale senza prima lavarsi? Vuoi forse offendere il re? Se portassi quegli abiti senza prima lavarmi e tagliarmi i capelli sarebbe un disonore per il re. E non è tutto. Non sai che sono a digiuno già da tre giorni e tre notti e perciò sono privo di forze?"


Subito corse Hamman al palazzo dei tesori del re per prenderne ogni tipo di olii preziosi e di balsami per lavare Mordekhai ai bagni.


Ester apprese tutto ciò che aveva disposto il re e subito pubblicò un decreto che vietava l'apertura di qualsiasi commercio, ingiungendo a tutti di scendere in strada per vedere il passaggio del più importante degli Ebrei. Tutti chiusero i loro negozi e i bagni, cosicché quando Hamman si recò ai bagni non trovò gli inservienti: l'acqua era fredda e dovette provvedere lui stesso a scaldarla e a lavare Mordekhai. Dover servire da inserviente dei bagni era per lui estremamente sgradevole, perché non era uno degli ordini che aveva ricevuto dal re; ma avendo visto l'ira del re, Hamman voleva evitare che lo sospettasse di non rispettare i suoi ordini volentieri. Perciò dovette lavare Mordekhai con le sue proprie mani, dopodiché lo unse con i vari tipi di olii pregiati per rinfrescare il suo corpo.


Andò poi a cercare un barbiere per tagliare i capelli di Mordekhai, ma non ne trovò. Avrebbe voluto chiedere a uno dei suoi servi o dei suoi amici di tagliare i capelli a Mordekhai, ma questi rifiutò di farseli tagliare da chiunque altro che Hamman, che era un esperto in materia. Inoltre, un altro avrebbe potuto ferirlo per odio, fingendo un errore. Invece non aveva motivo di temere Hamman, che aveva terrore del re.


Hamman non trovò nessuna soluzione: andò a casa sua, prese le forbici e gli tagliò i capelli. E mentre li tagliava, sospirava e piangeva amaramente. Mordekhai gli chiese: "Perché sospiri?" Hamman gli rispose: "Un uomo come me, elevato dal re al di sopra di tutti i ministri, che dirige tutti gli affari del regno, ridotto a fare l'inserviente dei bagni e il barbiere..." Perciò è detto: "Gridando davanti a lui: 'Così vien fatto all'uomo che il re vuole onorare!'," perché Hamman piangeva davanti a Mordekhai dicendo: "Ma è giusto fare questo all'uomo che il re vuole onorare?" Mordekhai gli rispose: "Questa professione non ti è sconosciuta. Ricorda i tuoi padri che erano inservienti dei bagni e barbieri al villaggio di Karionos2 e sono le loro forbici che hai preso per tagliarmi i capelli".


Quando ebbe finito di tagliargli i capelli, lo vestì con gli abiti del re, gli pose la corona sul capo e gli disse: "Alzati, Mordekhai, e sali su questo grande cavallo". "Non ne ho la forza" gli rispose Mordekhai "sono vecchio e spossato dal digiuno". In quel momento Ester invitò Mordekhai a casa sua per mangiare da lei, visto che come già spiegato tutti i suoi cibi erano casher, cosicché [Mordekhai] mangiò quel pasto. E prima che salisse sul cavallo, mandarono dal palazzo del re 27.000 giovani scelti, che avevano coppe d'oro nella mano destra e giare d'oro nella sinistra, per onorare e esaltare Mordekhai, marciando davanti a lui. Il motivo per il quale presero proprio coppe e giare era che Mordekhai aveva salvato il re dalla morte che sarebbe stata provocata dal veleno che Bigtan e Teresh avevano cercato di mettere nel suo calice.


Hamman disse a Mordekhai: "Alzati e sali sul cavallo, mentre io mi chinerò davanti a te e potrai salire su di me per montare sul cavallo". E così fece, Mordekhai salì su di lui e montò il cavallo, realizzando quanto detto nel testo (Devarim 33, 29): "E tu calpesterai le cime [dei tuoi nemici]". E benché tutto ciò avvenne nel giorno di Pesach, durante il quale è vietato tagliarsi i capelli, recarsi ai bagni e montare un cavallo, trattandosi di Yom Tov, tuttavia ciò gli era permesso in onore del re. Allo stesso modo, abbiamo visto che Yossef fu rasato nel giorno di Rosh Hashanà, come descritto nella Parashà di Miketz3. E quando Mordekhai salì sul cavallo, cominciò a lodare ed esaltare Hashem benedetto e recitare il salmo4 "Ti esalterò, Hashem, perché mi hai sollevato", fino in fondo. E quei 27.000 che portavano le coppe d'oro e le giare d'oro marciavano davanti a lui, declamando lodi e proclamando: "Così vien fatto all'uomo che il re vuole onorare!"


E tutti gli Ebrei marciavano dietro a Mordekhai con grande gioia, mentre le donne ebree stavano alle finestre delle loro case e proclamavano: "Così vien fatto all'uomo che il Grande Re, il Re dei re, vuole onorare5!" E quando la regina Ester vide Mordekhai vestito con abiti regali e in sella al cavallo del re, lodò ed esaltò Hashem benedetto che aveva risposto nel momento delle avversità. Disse Ester a Mordekhai: "Con te si realizza il versetto6 "Solleva il povero dalla polvere e issa il misero dalle immondizie". E per merito del sacco e della cenere, il Santo, benedetto Egli sia, ti ha risollevato in questo modo."


E quando passarono davanti alla casa di Hamman, sua figlia stava alla finestra e le sembrò che ci fosse Hamman sul cavallo e che fosse Mordekhai a camminare davanti a lui. Conosceva bene [le sembianze di] suo padre e di Mordekhai, ma li confuse perché il volto di Hamman era stravolto dalla sofferenza e i suoi vestiti erano strappati, mentre il volto di Mordekhai era radioso. E sapeva che suo padre Hamman aveva preparato la forca per Mordekhai. Subito aprì la bocca per insultarlo e sputargli addosso. Prese un vaso da notte e ne versò il contenuto sulla testa di Hamman, convinta che fosse Mordekhai. Hamman alzò gli occhi verso la finestra per vedere chi lo avesse tradito in quel modo. E quando la figlia riconobbe Hamman si buttò dalla finestra e morì.


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Note del traduttore:
[1] Cioè l'ora in cui aveva pianificato di fare del male a Mordekhai fu invece l'ora della sua disgrazia.
[2] Il Talmud Bavli chiama il villaggio Kartzum e ricorda che Hamman vi esercitò il mestiere di barbiere per ben 22 anni (trattato di Meghillà, foglio 16a).
[3] Bereshit 41, 14.
[4] Tehillim 30.
[5] Hashem, ovvio.
[6] Tehillim, 113, 7. Il testo si ritrova quasi identico anche nel Primo Libro di Samuele 2, 8.

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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Meam Loez, Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, traduzione a cura di Ralph Anzarouth.
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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.9


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna ai versi 7 e 8


Meam Loez, Meghillat Ester 6, 9


9: Si consegnino il vestito e il cavallo a uno dei governatori principi reali: si faccia indossare l’abito all’uomo che il re vuole onorare e lo si faccia cavalcare sul cavallo, per la via principale della città e si gridi davanti a lui: "Così vien fatto all’uomo che il re vuole onorare!"

A quel punto il re si arrabbiò e disse: "Non ti basta tutto ciò che hai proposto? Ora desideri anche la corona che ho in testa? E cosa mi hai lasciato che io solo abbia?" Il volto del re si alterò e pensò: "È questo ciò che ho visto in sogno, che Hamman mi vuole uccidere". Vedendo ciò, Hamman non menzionò più la corona del re e disse solamente "Si consegnino il vestito e il cavallo", cioè questo cavallo sarà portato da uno tra i più importanti ministri del re. Essi consegneranno gli indumenti all'uomo che il re vuole onorare. Lo faranno cavalcare un cavallo in città, per strada, affinché tutti vedano che onori gli sono resi. Non è bene che si vesta da solo: piuttosto, che siano i ministri importanti a farlo, ognuno si farà carico di un indumento. E anche quando lo porteranno a cavallo per le strade della città, che tutti lo aiutino: uno di loro si occuperà del cerimoniale, un altro gli terrà la mano e gli altri lo seguiranno, perché più persone partecipano è più grande è l'onore. Che i corrieri lo precedano proclamando "Così vien fatto all’uomo che il re vuole onorare!"


[Hamman pensò:] Con ciò il re non potrà sospettarmi di ledere il suo onore, perché non faccio differenze tra di loro: onorare il servo significa anche onorare il suo padrone. E tutti proclameranno: "Così vien fatto all’uomo che il re vuole onorare!". E a maggior ragione anche l'onore del re è grande. Quell'uomo sposerà la figlia del re. Inoltre, verrà annunciato e dichiarato, su ordine del re, che chiunque non si inchinerà e non si prosternerà davanti a quell'uomo sarà passibile della pena di morte.


La sua intenzione era questa: l'usanza vuole che chiunque porti gli abiti del re e monti il cavallo del re abbia il diritto di fare tutto ciò che vuole e non abbia più bisogno di ottenere il permesso del re. E già sappiamo che Hamman aveva redatto le lettere con astuzia, scrivendo di "eliminare" gli Ebrei, perché temeva che se il re avesse appreso che voleva proprio ucciderli, non sarebbe stato d'accordo. E anche perché voleva impiccare Mordekhai prima della data prevista e questa era la principale ragione per la quale era venuto al palazzo a quell'ora. E cercava il modo di chiedere al re [il permesso] di impiccare Mordekhai, perché non aveva ancora trovato il momento adatto per parlare con il re. Pensò tra sé e sé: "Il momento propizio è giunto: se porterò gli abiti del re, monterò il cavallo del re e verrà posata sulla mia testa la corona del re, potrò fare tutto ciò che voglio e non avrò più bisogno del permesso del re". E poiché Mordekhai aveva cresciuto Ester ed era parente della regina, Hamman pensò che l'uomo che il re vuole onorare fosse degno di sposare la figlia del re. La sua intenzione era quella avvicinarsi al re ancora più di Mordekhai. E poiché tutto il suo odio era dovuto al fatto che Mordekhai evitava di inchinarsi e di prosternarsi davanti a lui, diede ordine che settemila uomini annuncino che chi non si inchina e non si prosterna davanti a quell'uomo [che il re vuole onorare] sarà messo a morte. Hamman pensava in cuor suo che con questa astuzia sarebbe finalmente riuscito a uccidere Mordekhai.


Il motivo dell'annuncio era quello di evitare la gelosia del re, nel caso in cui tutti vedessero qualcuno montare un cavallo del re vestito con abiti regali, e lo considerassero come un viceré. Perciò aggiunse che si proclami "Così vien fatto all’uomo che il re vuole onorare!". Cioè quest'uomo non riceve tutto questo onore per conto proprio bensì per ordine del re che lo vuole onorare.


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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.10


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna al verso 9


Meam Loez, Meghillat Ester 6, 10


10: Il re disse a Hamman: “Presto, prendi il vestito e il cavallo come hai detto, e fa’ così coll’ebreo Mordekhai, che siede alla porta del re. Non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!”

E quando il re udì le parole di Hamman, rispose: "Non credere che io stia parlando di te. Piuttosto, prendi in fretta il vestito e il cavallo come hai detto e fa' così coll’ebreo Mordekhai, poiché oggi Ester verrà al banchetto e ci chiederà come mai non abbiamo ricompensato in nessun modo Mordekhai per il bene che ha fatto al re, salvandolo dalla morte. Perciò devi sbrigarti e fargli quel trattamento prima del banchetto. E ho pensato che è per questo che sei venuto qui, visto che anche tu devi essere riconoscente a Mordekhai perché è grazie a lui che hai raggiunto questa posizione”.


E quando si onora qualcun altro contro la propria volontà, perché si pensa di meritare l'onore più di quell'altro, è nella natura umana di farlo con negligenza, senza cura, perché la cosa è contraria al proprio volere. E lo si fa di nascosto, affinché gli altri non vedano che gli si offrono quegli onori. Perciò disse Achashverosh a Hamman: "Vedi di non fare questa cosa con negligenza, solo perché non è diretta a te. Invece, prendi rapidamente l'abito e il cavallo e non agire di nascosto bensì come hai detto tu, portalo a cavallo per le vie della città. E non omettere alcunché, come si usa fare, di ciò che hai detto prima. Non come pensavi, a tuo vantaggio, di propormi di fare a quella persona grandissimi onori, pensando che ne avrei ridotto la portata. Non sarà così; farai invece proprio ciò che hai detto. E poiché l'abito e il cavallo hanno grande valore, non farli prendere da qualcun altro, piuttosto vai tu, affrettati e prendili. E anche il proclama, sei tu che dovrai gridarlo. E non dire che Mordekhai è uomo di condizione modesta, perché egli siede alla porta del re! E inoltre, poiché fu Mordekhai a rivelarmi il complotto di Bigtan e Teresh, e non tu, sei tu che devi essere il suo servo. Dai, vai in fretta a prendere l'abito e il cavallo, perché devi fare questa cosa prima di venire al banchetto, devi affrettarti e poi venire al banchetto".


Da qui si capisce che tutte le azioni di Achashverosh erano avventate come questa, come con Ester e con le lettere; tutto era fatto in modo improvvisato e precipitoso, ciò che prova che il re era uno sciocco. C'è chi deduce che in quel momento il re era pieno di astio verso Hamman, che aveva provato ad acquisire per sé onori e privilegi così elevati. Perciò lo incaricò di affrettarsi e di ottemperare personalmente, in modo che tutti sappiano che non è lui il re, ma solo il servo del re. C'è chi deduce che Achashverosh gli disse di non omettere alcunché riferendosi alla corona, che non aveva menzionato nelle sue ultime parole; e gli ricordò così di fare anche questo. E c'è chi dice che vedendo il cambiamento nel volto di Hamman, decise di dirgli di non omettere niente di quello che aveva detto.


E c'è chi spiega la frase "Non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto" secondo la discussione riguardo alla congiunzione "e", se è usata per aggiungere o per separare. E scrissero i primi Maestri che ciò si riferisce unicamente ai precetti negativi e non a quelli positivi, perciò quando il re gli disse di prendere l'abito, Hamman affermò che secondo le leggi degli ebrei la "e" viene usata per separare e quindi non si sentiva obbligato a adempiere a tutto. Gli rispose: "Stolto, la discussione porta solo sui precetti negativi, ma su quelli positivi tutti sono d'accordo che la "e" viene per aggiungere!" Perciò gli disse "Fai così" e aggiunse "Non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!"


Si può facilmente intuire la profonda angoscia di Hamman quando udì le parole del re. Infatti, egli rincorreva gli onori con tantissimo impegno, al punto che tutta la sua ricchezza, i suoi beni e i suoi molti figli non valevano più niente per lui quando vedeva Mordekhai che non si inchinava e non si prostrava davanti a lui. E adesso dovrà lui offrire tutti quegli onori a quello stesso Mordekhai cui aveva preparato il palo su cui impiccarlo.


Hamman rispose e disse: "Signor mio, il re, io non so chi sia Mordekhai". Gli rispose: "Mordekhai l'ebreo". Gli obiettò: "Ci sono tanti ebrei di nome Mordekhai". Voleva dire con ciò che poiché tutti gli Ebrei gli erano stati venduti per diecimila talenti d'argento, e con loro gli fu venduto anche Mordekhai l'ebreo, allora com'è possibile ch'egli sia costretto a umiliarsi così davanti a lui. Il re gli rispose: "Non sai di quale Mordekhai si tratta? E quello che siede alla porta del re!" Ciò che significa: malgrado ti dissi che tutti gli Ebrei ti erano stati venduti, questo Mordekhai non fa parte della vendita, benché sia ebreo, perché è uno dei ministri del re. E ricorda che questo Mordekhai sedeva alla porta del re ed era già una persona importante fin dall'inizio del mio regno, insieme a te. E che vi ho mandati insieme in guerra in India, ed è lì che ti ha comprato come servo. E la prova ne è che tutti si prosternano davanti a te ma non Mordekhai che invece siede alla porta del re. Perciò, non devi sentirti in imbarazzo se diventi suo servo.


Achashverosh intendeva fargli digrignare i denti, perché sapeva che Hamman provava invidia per Mordekhai, ché sedeva alla porta del re, com'è detto (Ester 5, 13) "Ogni volta che vedo Mordekhai l'ebreo seduto alla porta del re", e perciò gli disse con enfasi: "È proprio quel Mordekhai l'ebreo, che siede alla porta del re, è lui l'uomo che il re desidera onorare e che è degno di tutti questi onori". Hamman gli rispose: "È vero che l'uomo che il re desidera onorare è degno di tutti questi onori, ma io non avevo immaginato che tu parlassi di Mordekhai, poiché egli è uno spregevole ebreo. Inoltre, non mi avevi detto che intendevi con ciò ripagare un debito, ma solo che desideravi onorarlo. E c'è una grande differenza tra la restituzione di un debito e un dono: infatti, non è bene ripagare un debito dando più di ciò che si deve; se invece si desidera fare un dono gratuito, a questo non c'è nessuna quota o limite, e per questo motivo ho proposto tutti quegli onori. Ma ora che mi riveli che la tua intenzione è quella di ripagare Mordekhai, egli non è degno di tutti quegli onori, di portare un abito regale e di cavalcare un cavallo del re, perché questo sarebbe un grande disonore per la regalità: ciò si addice piuttosto a una persona ricca e onorevole. Se vuoi offrirgli un villaggio o un commercio, Mordekhai ne sarà felice, perché è povero e in questo modo ne trarrà un profitto". Il re gli rispose: "La proposta è uscita dalla tua bocca e anch'io voglio che tu la esegua così, quindi non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto! E il motivo per il quale non ti ho detto subito che voglio ripagare il mio debito verso Mordekhai è che io so che tu non cerchi il bene del regno, che tu ami i miei nemici e odii i miei amici, perciò non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!”


Hamman lo supplicò: "Ti prego di non provocare una così grande vergogna per me in tutte le provincie. È vero che colui che tu desideri onorare è il mio nemico e non è degno di onori. Sono venuto qui unicamente per chiederti di poterlo impiccare, e ho già preparato la forca a casa mia, e sono venuto a chiederti l'autorizzazione a impiccarlo. E ora tu vuoi innalzarlo sopra di me...". Achashverosh gli rispose: Quando la smetterai di dire cose superflue? Vai veloce nei miei forzieri e prendi uno dei miei preziosi abiti di porpora, cucito con fili di seta pregiati e ornato di perle e di pietre preziose, dai cui quattro angoli pendono frange d'oro e una granata. Prendi lì anche una grande corona d'oro di Macedonia, che mi fu portata dalla città di Karyan nel mio primo giorno di regno. E anche la spada e la lancia e la corazza a squame che mi fu portata da Kush e due mantelli ricamati con pietre pregiate che mi furono portati dall'Africa. Vai anche alla stalla e prendine il cavallo più vicino all'ingresso, di nome Shifrag, che ho cavalcato nel mio primo giorno di regno. E fai tutti questi onori a Mordekhai l'ebreo".


Quando Hamman udì queste parole gli si annebbiò la vista e la sua mente si offuscò. Le sue ginocchia sbattevano tra loro e non sapeva più cosa fare. Hamman rispose dicendo: "Dici che questo Mordekhai si trova alla porta del re, ma io non so a quale porta, perché il re ha tante porte". Il re rispose: "La porta che conduce dal palazzo delle donne al palazzo del re". Hamman disse: "Io ti chiedo: poiché gli antenati di quest'uomo erano nemici dei miei avi e secondo il testamento di Timna, concubina del mio avo Elifaz, dobbiamo odiare quella gente, preferisco dare a Mordekhai diecimila talenti d'argento pur di non dovergli fare questo onore. Cioè, per il merito di avere salvato il re egli merita di essere salvato dal decreto e di non far parte di quelli che sono stati venduti, come hai detto. E io gli pagherò diecimila talenti d'argento, come la somma con la quale ho comprato gli Ebrei". Il re rispose a Hamman: "Vai a dargli questa somma di cui hai parlato. Inoltre, gli darò la proprietà di casa tua e dei tuoi beni, visto che sei il suo servo. E sei tenuto a tributargli tutti quegli onori di cui hai parlato". Hamman riprese a dire: "Che almeno in vece mia vadano i miei figli, che sono persone importanti: essi correranno davanti al cavallo". Il re rispose dicendo: "Tu, tua moglie e tutti i tuoi figli siete già servi di Mordekhai. Non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!"


Hamman ricominciò a dire: "Rifletti bene alla cosa e vedrai che essa comporta una grande infamia per il tuo regno, perché quello è un uomo di poco conto, indegno di tali onori. Sarà sufficiente per lui che lo nomini governatore di una piccola città del tuo regno e Mordekhai si accontenterà di questa ricompensa". Disse il re: "Lo nominerò governatore di tutte le provincie e di tutte le nazioni, affinché lo conoscano in tutto il mio regno, per mare e per terra, e tutti obbediranno ai suoi ordini. E dovrai fargli gli onori di cui hai parlato, senza tralasciare nulla". Hamman rispose dicendo: "Ecco, in tutte le provincie si usano sia la tua moneta che la mia: che ora venga usata la moneta sua, ma non voglio fargli tutti quegli onori!". Gli disse il re: "Non c'è limite alla ricompensa di un uomo che mi ha salvato dalla morte e che ha detto del bene di me. E che ora si usino la mia moneta e quella di Mordekhai in tutto il mondo, al posto della tua. E poiché hai compiuto grandi sforzi per salvare Bigtan e Teresh e non hai voluto ricompensare Mordekhai, mentre io ti ho elevato per merito suo, adesso non ho più abbastanza fiducia in te per affidarti il mio sigillo, perché non sei un amico del re come l’ebreo Mordekhai. E non si userà altra moneta al mondo che quella di Mordekhai. E tu, non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!".


Vedendo che che con tutte queste parole non riusciva a convincere il re a cambiare idea, Hamman disse sospirando profondamente: "Io so che i messaggeri son partiti verso tutte le 127 provincie del tuo regno per sterminare il popolo di Mordekhai. E tutto ciò è colpa sua, perché non ha obbedito all'ordine del re di inchinarsi e di prostrarsi davanti a me, con il pretesto che lui è ebreo. Ora che vedo che vuoi il suo bene e che non riuscirò ad avere la meglio su di lui, fammi questo piacere e manda delle lettere per annullare le lettere precedenti, e ordina che nessuno osi alzare la mano sugli Ebrei. Questo gli basterà e ci benedirà tutti e due". Gli disse il re: "A partire da adesso non hai più potere sugli Ebrei, perché sei servo di Mordekhai e del suo popolo; io annullo le lettere che hai mandato; e tu, non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto di fare a Mordekhai!". Hamman riprese a dire: "Uccidimi, piuttosto che ordinarmi di fare questa cosa, perché per me è meglio la morte". Il re gli rispose: "Fai presto, e non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!". In altre parole, "Morirai, ma devi rendergli questi onori". [Il re continuò:] "E vedi quanto ti considero importante: tutto ciò che hai proposto con la tua bocca, ti ordino di farlo. E nessuna parola è uscita invano e io gli offrirò campi e vigne per realizzare la tua parola.".


E qui bisogna chiedersi: ma Achashverosh odiava gli Ebrei ancora più di Hamman, come abbiamo spiegato. E com'è accaduta questa trasformazione per la quale si è opposto a Hamman per riservare a Mordekhai tutti questi onori e ha deciso di annullare le lettere ostili agli Ebrei? Infatti, in teoria ci si sarebbe aspettati che si trovi d'accordo con Hamman, anziché elevare il rango di Mordekhai che era ebreo! Ma bisogna capire che l'odio di Achashverosh per gli Ebrei non era dovuto a un difetto che aveva notato nel popolo ebraico, che Hashem ce ne scampi. Invece, era dovuto al fatto che i suoi cartomanti gli avevano predetto che un ebreo regnerà, prendendo la sua corona. E non aveva capito che si trattava di Dariavesh, figlio di Ester; pensava invece che gli Ebrei stessero preparando una guerra contro di lui. Ed è noto che ogni decreto ostile viene annullato, dopo che un decreto simile si realizza. Perciò Achashverosh desiderava elevare Mordekhai, cingerlo della sua corona e farne l'eguale del re con tutti gli onori che abbiamo descritto; infatti, diceva in cuor suo: "Se il decreto richiede che un ebreo metta la corona sulla sua testa e regni, questo onore reso a Mordekhay annullerà il decreto ostile e non dovrò più preoccuparmi degli Ebrei". Per questo motivo la sua rabbia fu così intensa quando Hamman cercò di diminuire gli onori resi a Mordekhai; e da quel momento in poi il suo odio verso gli Ebrei diminuì, come abbiamo spiegato. E ancora una volta, gridò a Hamman: "Hamman, Hamman! Fai presto, e non tralasciare nulla di tutto ciò che hai detto!".


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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versi 6.7 e 6.8


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna al verso 6


Meam Loez, Meghillat Ester 6, vv 7-8


7: Hamman disse al re: ”Un uomo che il re vuole onorare...
8: ...Si portino il vestito regale che il re indossò, e il cavallo sul quale cavalcò il re quando venne posta sul suo capo la corona reale.”

Così parlò al re: "Se il re desidera onorare qualcuno, per la mia vita, deve trattarsi di una persona particolarmente meritevole". E poiché pensava a sé stesso, continuò: "Colui che il re desidera onorare è una persona che il re non ha l'obbligo di onorare, ma semplicemente vuole tributargli degli onori di sua propria iniziativa, pur non essendo obbligato. Inoltre, non desidera arricchirlo ma solo conferirgli onori" e anche questo indicava che si stava parlando di lui.


"Quest'uomo merita che il re ordini ai valletti e ai ministri di portargli un abito reale in porpora, già indossato dal re durante il suo primo giorno di regno. Con ciò non mi riferisco unicamente agli abiti esterni ma a tutti i vestiti, da capo a piedi, dal soprabito alla maglia". E poiché c'erano vestiti usati che il re ha già portato e altri nuovi e mai portati, Hamman precisò due cose: che dovevano essere nuovi e già portati dal re. E malgrado il re avesse nel suo guardaroba abiti già portati prima di accedere al trono, ciò non era sufficiente [a renderli adatti]: andavano scelti abiti nuovi portati dal re nel suo [primo] giorno di regno. Allo stesso modo, andava preso il cavallo usato dal re nel giorno in cui era salito al trono; e bisognava bardarlo per bene come all'ora dell'incoronazione. E malgrado il re possedesse parecchi cavalli già prima di regnare, questo non bastava [a renderli adatti]: ci voleva un cavallo già usato dal re. E poiché i re usano regalare ai ministri più importanti indumenti preziosi intarsiati d’oro, che non sono destinati al re ma a essere offerti; e usano inoltre regalare cavalli, perciò Hamman spiegò che non stava parlando di abiti o cavalli di quella categoria, bensì di abiti reali già portati dal re e di un cavallo già montato dal re. Inoltre, dato che il re possedeva due tipi di indumenti, quelli che porta quando siede sul trono, chiamati abiti reali, e quelli che porta nel suo palazzo quando nessun estraneo lo vede, per questo motivo Hamman precisò che doveva trattarsi di un abito reale portato dal re quando siede sul suo trono.


Si prenda anche la corona che fu posta sulla testa del re nel giorno della sua incoronazione. E poiché Hamman aveva timore di menzionare esplicitamente la corona del re, ne parlò solo per cenni dicendo: "quando venne posta sul suo capo la corona reale", cioè: il vestito e il cavallo di cui parlò erano quelli usati nel giorno dell'incoronazione. Ma si può anche interpretare come il cavallo sulla cui testa era stata posata una corona nel giorno dell'incoronazione. Infatti era d'uso posare una corona d'oro anche sulla testa del cavallo, ma in [realtà] Hamman intendeva proprio la corona del re1.


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Nota del traduttore:
[1] In pratica secondo il Midrash, non osando suggerire esplicitamente di utilizzare la corona del re, Hamman usò volontariamente un'espressione ambigua sperando di ottenere ugualmente il risultato voluto.



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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.6


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna al verso 5


Meam Loez, Meghillat Ester 6, 6


6: Hamman venne, e il re gli disse: "Che cosa si deve fare all’uomo che il re vuole onorare?" - e Hamman pensò tra sé e sé: "A chi il re vorrà tributar onore se non a me?"

Quando Hamman udì le parole del re che chiedeva "Chi c'è nel cortile?", capì che il re si era accorto della sua presenza nel cortile e si aspettava quindi che dicesse "Venga". Infatti il testo dice precisamente che "Hamman venne", cioè che entrò di sua iniziativa senza aspettare di essere chiamato. Col suo ingresso gli angeli di distruzione si prepararono a stroncarlo e a farlo precipitare dalla sua posizione privilegiata. Il re si accorse che Hamman era entrato prima di essere chiamato dai paggi, perciò non lo lasciò parlare né salutare e subito gli chiese: "Che cosa si deve fare all’uomo che il re vuole onorare?" Il re voleva verificare se veramente Hamman fosse un nemico come aveva visto in sogno, perciò non menzionò esplicitamente il nome di Mordekhai: disse solo "l’uomo", per far credere a Hamman che si trattava di lui e per vedere se avrebbe osato togliergli la corona reale e mettersela in testa, dimostrando così di essere un nemico.


Disse il re a Hamman: "Desidero onorare un uomo che è già onorato." E infatti lo definisce 'uomo'.1 "Adesso voglio conferirgli altri onori, consigliami cosa fare". Ciò dimostra che l'ascesa di Mordekhai fu il frutto di un miracolo: infatti, dapprima il re aveva chiesto ai valletti “Quale onore o carica venne data a Mordekhai per questo?”, quindi era degno di due cose: onori e cariche. Ciò è dovuto al fatto che il re voleva fare tutti i favori a Mordekhai perché costretto, essendovi obbligato e spronato dal Cielo; e anche a causa di Ester, che era cresciuta a casa sua. Ma di sua propria volontà non avrebbe voluto rendere nessun favore a Mordekhai, perché era ebreo e abbiamo già spiegato che Achashverosh odiava gli Ebrei, temendo che uno di loro gli portasse via la corona. Perciò ritrattò quanto detto in precedenza, onori e cariche: ora diceva solamente onori, ed è questa cosa che ha favorito l'ascesa di Mordekhai, perché quando Hamman apprese che il re non desiderava dargli cariche ma solo onori, si convinse che parlava proprio di lui, visto che la carica ce l'aveva già, essendo già stato elevato al titolo di viceré, il più prestigioso di tutti. E se avesse saputo che l'intenzione era [di onorare] un'altra persona, non si sarebbe dilungato su tutti quei vari onori da accordare.


Pensò tra sé e sé: "A chi il re vorrà tributar onore se non a me?": Così disse Hamman: "Il re sicuramente si riferisce a me, perché se avesse l'intenzione di [ricompensare] qualcun altro, non avrebbe detto che vuole dargli onori bensì ricchezze, che la gente desidera più degli onori. Ma ora che ha detto che vuole conferirgli degli onori, è certo che parla di me, che già sono ricco e mi servono solo gli onori." Poi aggiunse: "Chi potrebbe essere colui che il re vuole onorare? Non si tratta di un obbligo ma di un desiderio e per di più non vuole arricchirlo ma solo onorarlo: certamente sta pensando a me." Tuttavia, Hamman rifletteva e diceva in cuor suo: "Forse comunque ha in mente qualcun altro", perciò suggerì astuziosamente alcune onoreficenze del tipo che la gente non era in grado di distinguere se fossero più o meno elevate rispetto al rango di Hamman. In questo modo, se Achashverosh aveva in mente Hamman, esse avrebbero rappresentato un grande onore per lui, al punto da farlo considerare proprio come un re. E se invece Achashverosh pensava a qualcun altro anziché a lui, quelle onoreficenze non disturberebbero Hamman, perché erano in realtà onori immaginari destinati a svanire come il fumo e dopo che quel tale li avrebbe ricevuti tutto sarebbe ritornato allo stato iniziale.


Questa non sarebbe stata una umiliazione per Hamman, perché considerava il suo potere come permanente, al contrario di quell'onore che era effimero: la gente continuerà a dire che nessuno è potente quanto Hamman. Trovò quindi appropriato sottomettere questa proposta.


E c'è chi spiega le cose in questo modo, riguardo a ciò che Achashverosh aveva visto in sogno, come discusso in precedenza, cioè Hamman che sguaina la spada per ucciderlo. Achashverosh si spaventò moltissimo, si svegliò e ordinò agli scribi di portargli il libro dei fatti memorabili. Lo aprirono e videro ciò che Mordekhai aveva svelato su Bigtana e Teresh. E Hamman era entrato nel cortile così presto, a un'ora in cui i re non usano ricevere gente. Si rinforzarono così in cuor suo i suoi sospetti nei confronti di Hamman: "Hamman certamente pensava che io dormissi ancora ed è venuto per uccidermi". E dopo che ebbero letto davanti a lui nel libro dei fatti memorabili ciò che Mordekhai aveva svelato su Bigtan e Teresh salvandogli la vita, mentre d’altra parte aveva visto in sogno Hamman cercare di ucciderlo, la vista di Hamman così presto a quell'ora rafforzò la sua convinzione. E lo sospettava già da prima: fin da quando Ester aveva invitato [Hamman] al banchetto, [Achashverosh] aveva cominciato a riflettere su cosa questo possa significare. Hamman che si mostrava amichevole voleva in realtà ucciderlo, e al contempo voleva eliminare Mordekhai che aveva salvato [il re]. La sua intenzione era certamente quella di privare il re di uno dei suoi alleati che potrebbero salvarlo. Decise quindi di verificare le cose proprio invertendo i ruoli: Hamman farà onore a Mordekhai.


E c'è chi spiega che il motivo per cui diede proprio quelle istruzioni a Hamman era che lo aveva visto in sogno togliergli l'abito regale e la corona. Voleva quindi che il sogno si realizzasse in questo modo e considerava del tutto straordinario il fatto che Hamman fosse arrivato precisamente in quel momento. Dunque il sogno si era avverato così2. Perciò gli disse: "Prendi presto gli abiti e il cavallo e fai così all'ebreo Mordekhai"; difatti nel Targum Sheni3 è detto che gli pose anche la corona.


Altri spiegano così il motivo: Hamman pensò tra sé e sé: "A chi il re vorrà tributar onore se non a me?", ché in quel momento Hamman rifletté agli immensi onori ricevuti in quel giorno: anche la regina gli aveva accordato la sua bontà e gli aveva fatto onore, invitando lui solo al banchetto che aveva preparato. Ed era invitato anche per il banchetto dell'indomani, come si era vantato con la gente di casa sua e con i suoi amici. Perciò pensò "A chi il re vorrà tributar onore se non a me?" E Achashverosh capì che Hamman pensava a sé stesso, tanto esagerò riguardo agli onori da accordare. Perché se avesse avuto in testa Mordekhai, sicuramente non avrebbe esagerato a tal punto. Al contrario, avrebbe misurato le sue parole. E il re non voleva rivelargli chi fosse [la persona che intendeva onorare] perché conosceva bene la sua brama degli onori e l'invidia che provava per gli altri. E se gli avesse svelato che pensava a Mordekhai, avrebbe sicuramente provato a sminuire i suoi pregi e il valore dei suoi atti. Perciò nascose [l'identità della persona che intendeva onorare] per fargli credere che pensava a lui.


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Note del traduttore:
[1] Il re usa un termine di riguardo, ciò che offre un’indicazione sul rango della persona in questione.
[2] Cioè se veramente Hamman deve prendere la corona del re, che lo faccia per una cerimonia priva di conseguenze e in questo modo il cattivo presagio contenuto nel sogno non avrà lasciato nessuna traccia nelle gerarchie del regno.
[3] Il Targum Sheni (letteralmente “seconda traduzione”) alla Meghillat Ester è una ulteriore traduzione della Meghillà in aramaico, oltre a quella comunemente usata. È una traduzione non letterale e assomiglia piùttosto a una raccolta di Midrashim. Il fatto che il Targum Sheni suggerisca anche che gli pose la corona rinforza quanto spiegato nella nota 2.



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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.5


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna al verso 4


Meam Loez, Meghillat Ester 6, 5


5: I giovani del re gli risposero: "Ecco, Hamman sta fermo nel cortile". E il re disse: "Venga!"

Sappiate che quando raccontarono al re ciò che Mordekhai aveva fatto, si calmò, riproponendosi di accordare già l'indomani a Mordekhai la ricompensa che meritava; e di chiedergli anche perché Ester avesse invitato Hamman ben due volte; e anche il significato del sogno, nel quale aveva visto Hamman tentare di assassinarlo: possibile che si tratti di una congiura ordita insieme a Ester? E come fare per scongiurarla?


Era ancora assorto in questi pensieri quando rivide in sogno Hamman dritto sopra di lui, con in mano la sua spada sguainata, pronto a uccidere il re insieme a Ester. Proprio nell'istante in cui vide in sogno questa immagine, Hamman bussò alla porta del cortile del re ed entrò senza aver ricevuto il permesso. Era ancora prima dell'alba, perché Hamman voleva impiccare Mordekhai all'ora della lettura dello Shemà, come vedremo. Il re fu preso da un grande spavento e si destò dal sonno, dicendo: "Ora mi è chiaro che Ester non ha nessuna intenzione malvagia nei miei confronti, dato che ho visto che Hamman vuole ucciderla insieme a me". In quell'istante il re chiese "Chi c'è nel cortile? C'è forse qualcuno che sappia spiegare il mio sogno? E chi è che bussa alla porta? Svegliarmi così presto, proprio appena ero riuscito ad addormentarmi, significa venir meno alle regole dell'educazione. È certo che la sua visita non presagisce niente di buono".


I giovani paggi risposero al re: "Ecco, Hamman sta fermo nel cortile. Egli bussa alla porta ma non entra, restando fermo nel cortile: ed è li da un sacco di tempo... eppure è ancora lì che aspetta. E non sappiamo perché sia venuto qui. E abbiamo indicato quest'uomo col dito, dicendo "Non gli venne concesso nulla" per spiegare che a causa di Hamman non abbiamo potuto accordare nessun favore a Mordekhai. E se vuoi sapere di chi ti abbiamo detto che si mostra amico ma in realtà è un nemico, si tratta di lui. E ciò che hai visto in sogno è la verità e non hai bisogno di saggi che ti spieghino l'arcano, perché la spiegazione è molto semplice. Hashem benedetto ti ha mostrato la soluzione in sogno perché ti ama, perciò ti ha mostrato un sogno chiaro, affinché tu ti metta in salvo senza perdere tempo e che tu diffidi di quello lì come si diffida di un assassino. E la prova che il sogno rispecchia la verità sta nel fatto che Hamman è lì nel cortile, dove Hashem benedetto l'ha portato affinché tu veda da sveglio e con tuoi propri occhi che è venuto a quest'ora per ucciderti. Infatti, Hamman viene tutti i giorni dopo gli altri ministri, essendo lui il più importante di tutti, mentre oggi è venuto molto più presto, al contrario delle sue abitudini, ciò che è molto sorprendente. E questo ti dimostra che è stato mandato dal Cielo a quest'ora per farti capire che il tuo sogno corrisponde al vero e che anche noi, affermando che egli ci ha impedito di premiare Mordekhai, ti abbiamo detto la verità. E sarebbe molto appropriato che tu oggi ripaghi Mordekhai attraverso Hamman, che è stato mandato qui per questa finalità. E anche perché Hamman ha acquisito importanza grazie a Mordekhai, senza la cui rivelazione riguardo al complotto di Bigtan e Teresh non saresti in vita e non avresti potuto elevare Hamman, che ti ha fatto sposare Ester. E anche se l'hai sposata, non è stata lei a salvarti ma Mordekhai, e quindi Hamman è in debito con lui, perciò la ricompensa [di Mordekhai] deve essergli data attraverso Hamman".


In quel momento disse il re: "Ciò che ho visto in sogno è vero: certamente Hamman è venuto a quest'ora per uccidermi; e non l'ho visto in sogno ma da sveglio, poiché me l'hanno mostrato dal Cielo. La prova è che è rimasto fermo lì fuori, perché se avesse voluto entrare sarebbe entrato, visto che è lui che concede le autorizzazioni a entrare nel palazzo del re. E se è rimasto fuori, ciò significa che voleva prima accertare che tutti dormissero, e poi mi avrebbe ucciso. E poiché ci ha trovati svegli, lui sta lì fermo per cercare una scusa fasulla che giustifichi la sua visita. Perciò, che venga!" E per questo è scritto:


E il re disse: "Venga!": Come a dire: "Ho capito perché sta indugiando, ma che venga comunque!" E il re ordinò di non chiamarlo, ma di lasciarlo lì dov'era, finché entrerà di sua iniziativa. Perciò non è scritto che il re avesse chiesto di far venire Hamman, ma solo "Venga!", cioè venga di sua iniziativa.


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La pubblicazione di questo commento al quinto versetto del sesto capitolo del Meam Loez sulla Meghillà Ester è dedicata all'elevazione dell'anima di Simantov ben Ester di benedetta memoria, in occasione del 25 di Shevat, secondo anniversario della sua scomparsa. Speriamo di vederlo preso tra i vivi insieme al nostro giusto Mashiach e agli altri giusti del mondo.




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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.4


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna al verso 3

Meam Loez, Meghillat Ester 6, 4


4: Il re disse: "Chi c’è nel cortile?" E Hamman stava entrando nel cortile esterno del palazzo del re per dire al re di impiccare Mordekhai sulla forca che aveva fatto preparare per lui.

Quando il re vide i segni che [i giovani] gli stavano facendo per fargli capire che la persona che stava lì fuori era la stessa persona che aveva impedito loro di dare la ricompensa, chiese: "Chi c'è nel cortile?". Cioè: "chi è colui che ve lo ha impedito e che state indicando lì fuori?" E voglio anche sapere chi è colui che abbiamo elevato di rango senza che ne sia degno, come risulta dalla vostra affermazione secondo la quale "non gli venne concesso nulla": cioè proprio a Mordekhai non abbiamo concesso nulla, ma a qualcun altro che non ne è degno invece sì.


E c'è chi invece interpreta "Non gli venne concesso nulla" in questo modo: non solo Mordekhai non ha ricevuto alcun vantaggio materiale da questa vicenda, ma non gli è stata rivolta nemmeno una parola di ringraziamento. E questo è il significato di "Non gli venne concesso nulla".1


C'è anche chi interpreta così la frase "Chi c'è nel cortile?": chi è il responsabile agli affari della corte, che si è macchiato di una così grande ingiustizia, privando Mordekhai di un compenso per la sua buona azione?


E Hamman stava entrando nel cortile esterno del palazzo del re. In quel momento Hamman si trovava nel cortile ed era venuto per chiedere al re di impiccare Mordekhai sulla forca che aveva preparato per lui. Infatti, benché sua moglie gli avesse suggerito di recarsi dal re [l'indomani] mattina, Hamman non era riuscito ad aspettare fino al mattino, tanto era il suo odio per Mordekhai. E poiché la sua intenzione era quella di impiccare il re, con l'aiuto del re di Grecia, per aver messo a morte Bigtan e Teresh suoi parenti2, per questo motivo [il testo della Meghillat Ester] dice "che aveva fatto preparare per lui".3 Anche questo avvenne per intervento di Hashem. E così come la morte di Vashti fu causata dalle parole di Hamman, ciò che elevò Ester [al rango di regina], allo stesso modo anche il successo di Mordekhai fu causato da Hamman, perché i malvagi si perdono sempre per colpa della loro bocca. E di sfuggita dissero del male di Hamman, ché era venuto alla corte del re a un'ora così inopportuna4; e non aveva salutato nessuno.


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Note del traduttore:
[1] Questa frase include il termine "Davar" che significa "parola": si può quindi interpretare questa espressione dicendo che a Mordekhai non fu rivolta nemmeno una parola di ringraziamento.
[2] Si veda il testo del Meam Loez 5, 14.
[3] L'espressione "per lui" è ambigua: il senso immediato suggerisce che si parli di Mordekhai, ma il Midrash ritiene che Hamman volesse usare questa forca anche per il re Achashverosh.
[4] Ricordiamo che non era ancora arrivata l'alba.

Anche questo brano e la sua pubblicazione sono dedicati alla Refuà di Rav Elyashiv, Yossef Shalom ben Chaya Musha, che meriti una lunghissima vita in ottima salute fino all'arrivo del nostro giusto Mashiach.




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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versetto 6.3


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Torna ai versi 1 e 2



Meam Loez, Meghillat Ester 6, 3


3: "Il re disse: "Quale onore o carica venne data a Mordekhai per questo?" I giovani al servizio del re dissero: "Non gli venne concesso nulla!"

E quando il re vide che [il merito della sua salvezza] era stato attributo a Mordekhai, gli sorse un dubbio e si chiese se l'avesse ricompensato o meno. Non si aspettava infatti di non trovare nessuna menzione scritta della ricompensa data a Mordekhai e chiese quindi: "Quali onori e privilegi sono stati accordati a Mordekhai per i suoi meriti? Visto che certamente mi sono sdebitato con lui, anche se non mi ricordo in che modo l'ho ricompensato. E in ogni caso, qualunque cosa io possa avergli dato non vale niente in confronto al grande favore che mi ha reso". Per questo motivo usò l'espressione "per questo"1, per dire che se Mordekhai è stato assegnato alla porta del re, non è per via di questo episodio. E decise di accordargli due cose: onori e carica, cioè grandi onori e una carica permanente.


E c'è chi commenta come abbiamo visto in precedenza, che era d'uso trascrivere [note di questo tipo] nel libro dei fatti memorabili; e appena consegnata la ricompensa, [questa nota] veniva cancellata. E il fatto che nel caso di Mordekhai non fosse stata cancellata significava che non gli si era ancora reso il favore, perciò Achashverosh chiese "Quale onore o carica venne data a Mordekhai per questo?", e gli risposero: "Non gli venne concesso nulla!" Ed è scritto che [gli autori del complotto] erano due eunuchi del re, di guardia alla soglia, cioè vicinissimi al re e quindi in condizioni di riuscire facilmente a realizzare con successo la loro congiura, se non fosse stato per l'intervento di Mordekhai che svelò il complotto.


Dissero: "Non gli venne concesso nulla!": Gli dissero che non gli venne concesso nulla, cioè né onori né carica. Quei giovani non risposero così per amicizia verso Mordekhai bensì per odio verso Hamman che era stato elevato sopra di loro. Perciò dissero: "Non gli venne concesso nulla" [per far notare che] in favore di Mordekhai, che era degno di onori, il re non fece nulla, e invece procurò grandissimi onori a Hamman, che era indegno di riceverne di quella importanza, perché aveva provocato l'esecuzione di Vashti2.


E nel testo si può trovare un cenno del fatto che non parlavano per amicizia verso Mordekhai: infatti non avevano menzionato il suo nome, che è un segno di odio, come abbiamo visto con [il re] Shaul che chiese (Primo Libro di Samuele 20, 27): "Perché il figlio di Ishay non è venuto a tavola né ieri né oggi3?". E dall'espressione "Quale onore o carica (gli) venne data" si capisce che il re era convinto che gli fosse stata data una ricompensa, ma non sapeva quale; perciò chiese quali onori e cariche gli fossero stati conferiti per questo suo merito. Ed essi risposero "Non gli venne concesso nulla".


I suoi servitori continuarono: "Benché l'intenzione di Hamman [quando consigliò di uccidere Vashti] fosse solo quella di dare sua figlia in moglie al re, malgrado ciò egli ricevette due ricompense: onori e cariche. Onori, perché hai ordinato a tutti di inchinarsi davanti a lui. E cariche, perché lo hai elevato sopra a tutti gli altri ministri. Se così stanno le cose, hanno fatto bene a farti vedere in sogno che sei un ingrato e che Hamman ti vuole uccidere, poiché certamente non è amico tuo, visto che ha provato a salvare Bigtan e Teresh. E tu hai fatto del male a Mordekhai in cambio del bene che lui ha fatto a te. Egli non ha rivelato la cosa4 e anzi l'ha tenuta segreta. Questo mostra che Mordekhai non l'ha fatto per ricevere una ricompensa ma per amicizia verso il re".


Poiché in quel momento Hamman entrava nel cortile del re, glielo indicarono col dito e gli dissero: "Abbiamo pensato a lungo alla ricompensa più adatta per Mordekhai, ma la cosa ci era impossibile perché Hamman non permetteva di onorarlo". E quando dissero "Non gli venne concesso nulla", puntarono il dito verso Hamman, che stava lì fuori; non potevano esprimersi chiaramente, per evitare che si rendesse conto che stavano parlando di lui.


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Note del traduttore:
[1] In lingua santa la traduzione letterale di questa espressione è "in più di questo". Ciò che suggerisce che qualunque ricompensa o onore Mordekhai abbia già ricevuto, egli merita ancora di più. Il terrore di un nuovo complotto contro di lui e l'ansia disperata di riuscire a sventarlo spingono il re Achashverosh a una generosità palesemente tardiva.
[2] Si veda il primo capitolo della Meghillat Ester.
[3] Il re Shaul evitò di pronunciare il nome di David, ciò che dimostra l'astio che provava per lui.
[4] Mordekhai non ha rivelato l'ingratitudine di Achashverosh. Non ne ha parlato con nessuno, come indicato da una lettura alternativa del testo "עמו דבר", che potrebbe leggersi "la cosa è con lui", cioè l'ha tenuta segreta.



La pubblicazione di questo testo è dedicata alla piena guarigione di Rav Elyashiv, che meriti una perfetta salute e una lunghissima vita. I Maestri della Torà ci insegnano che quando un grande Chakham è malato dobbiamo pregare per lui al punto di diventare malati! Questo è valido a maggior ragione quando il Chakham in question è il Gadol Hador, la guida della generazione, con il quale siamo indebitati ancor più di quanto possiamo immaginare. Una preghiera sincera può offrire risultati straordinari. Che possiamo meritare di vedere presto il nostro giusto Messia con alla nostra guida il nostro Maestro Rabbi Yossef Shalom ben Chaya Musha!


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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Meam Loez, Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, traduzione a cura di Ralph Anzarouth.
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Meam Loez sul Libro di Ester, Midrash di Purim di Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, versi 6.1 e 6.2


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth



Meam Loez, Meghillat Ester 6, vv 1-2


1: "Durante quella notte il re era insonne, e si fece portare il libro dei fatti memorabili, ossia le cronache, che vennero lette davanti al re.
2: E vi si trovò scritto ciò che Mordekhai aveva riferito a proposito di Bigtan e Teresh, i due eunuchi del re, guardie della soglia, che avevano cercato di attentare alla vita del re Achashverosh."


Quella notte. Sappiate che dopo che Hamman ebbe eretto la forca1, si recò da Mordekhai e lo trovò seduto con i bambini e cinto di un sacco: piangeva e si lamentava. Hamman contò [i bambini], trovò che erano 22.000, li incatenò con catene di ferro e li mise sotto la sorveglianza di guardiani, dicendo: "Questi li ucciderò prima di impiccare Mordekhai". Le madri dei bimbi portavano loro da mangiare e da bere dicendo loro: "Mangiate e bevete, prima di morire". Essi chiusero i loro libri, li posero sui loro cuori e giurarono sulla vita di Mordekhai di morire a digiuno.


Passate le prime due ore della notte, la loro preghiera fu accolta in cielo insieme a quella dei padri del mondo. Chiese il Santo, benedetto Egli sia, agli angeli: "Cos'è questo gemito che si sente, simile a quello dei capretti e degli agnelli?" Il Santo, benedetto Egli sia, voleva che [gli angeli] rispondessero in loro favore, dicendo: se gli adulti hanno peccato, che colpa ne hanno questi [bambini]? Moshè Rabbenu, la pace sia su di lui, rispose: "Non si tratta né di capretti né di agnelli, bensì del santo gregge del tuo popolo Israel, che non ha [commesso] nessun peccato. Essi gridano amaramente da 3 giorni, afflitti dal digiuno, imprigionati con corde e con catene di ferro, mentre il nemico ha l'intenzione di sgozzarli come capretti e agnelli. Essi invece esaltano il Tuo Nome con grande gioia e viene impedito loro di studiare la Torà che hai donato per mano mia". Subito si destò la pietà del Santo, benedetto Egli sia: prese e strappò le lettere del decreto, che erano sigillate con l'argilla, ciò che non comporta un giuramento, come già spiegato2. Egli provocò una grande confusione in Achashverosh e turbò il suo sonno, mostrandogli in sogno Hamman mentre gli toglieva la corona e gli indumenti regali e prendeva una spada per ucciderlo. Spaventatissimo, non sapeva se questa [visione] gli fosse apparsa da desto o durante il sonno. Poi disse: i dettagli di questo sogno non possono essere privi di fondamento, perché non avevo assolutamente pensato [durante il giorno] all'eventualità che Hamman ordisse tali disegni.


In verità gli era stato mostrato dal Cielo che la forca non era destinata unicamente a Mordekhai, ma aveva anche lo scopo di impiccare il re, come abbiamo spiegato. E quella era la notte di Pesach, che è un tempo di miracoli e di prodigi. E poiché abbiamo visto che dicevano salmi ogni notte, furono salvati di notte, ché durante quella notte il sonno del re fu turbato. Ed era un miracolo, perché Achashverosh avrebbe dovuto dormire a lungo, stanco com'era per il banchetto di Ester. Ma non riusciva a trovare il sonno, perché non appena chiudeva gli occhi si destava, come se qualcun altro fosse venuto a svegliarlo. Ciò lo turbò assai. Pensò: "Molte altre notti mi hanno già visto insonne, ma in quelle occasioni non avevo così tanto bisogno di dormire, invece stanotte devo dormire e non ci riesco". Questa era l'opera dell'angelo addetto al sonno, che lo afferrò e lo scosse 365 volte, tante quante i 365 consiglieri di Hamman che furono d'accordo per preparare la forca. L'angelo stava davanti a lui e gli diceva: "Ingrato! Alzati e rendi il favore a chi te ne ha fatto uno!" In quel momento Achashverosh si sentì confuso, perché non sapeva che la persona in questione era Mordekhai, essendo passato molto tempo da quell'episodio.


Inoltre, Achashverosh non era tenuto a essere grato a Mordekhai, visto che questi non aveva rivelato il complotto al re, bensì a Ester, e non riusciva a trovare chi fosse colui a chi non stava dimostrando la gratitudine che gli era dovuta. Allora chiamò i panettieri e i cuochi e chiese loro: "Forse avete messo un veleno in ciò che ho mangiato?" Li condannò immediatamente a morte. "Nostro signore il re! Il pasto che abbiamo cucinato è stato mangiato anche da Ester e Hamman!". Infatti pensavano che anche Ester avesse mangiato con loro. "Che gli ufficiali si rechino da Ester e da Hamman e controllino: se anche il loro sonno è turbato come quello del re, che ci uccida pure. Se invece sono in buona salute, ciò prova che non abbiamo messo nessun veleno nel cibo", poiché avevano mangiato tutti insieme. Andarono a controllare se Ester e Hamman soffrissero di un qualsiasi malessere, ma trovarono che non soffrivano di niente. Tornarono e lo raccontarono al re. Quando il re capì che quegli uomini erano innocenti, il suo sonno fu turbato e pensò: "Forse Hamman ha posato gli occhi su Ester e vuole uccidermi per sposarla lui. E si vede che anche lei è coinvolta in questo intrigo, poiché ha invitato Hamman a due banchetti, senza invitare nessun altro ministro. Inoltre, il calice che fu versato a Ester, lei lo offerse a Hamman". Poi disse: "Se le cose stanno veramente così, è possibile che nessuno venga a dirmelo, ciò che gli procurerebbe una cospicua ricompensa? Se nessuno me ne ha detto niente, ciò significa che non c'è niente da temere". Dopodiché ci ripensò e disse: "Forse c'è qualcuno che mi ha già reso un servizio di questo tipo, ma non gli ho ancora accordato la sua ricompensa e per questo si astiene dall'informarmi del pericolo". E per chiarire la cosa ordinò di portargli subito il libro dei fatti memorabili che contiene le cronache degli eventi. E voleva ricompensare il suo benefattore in mezzo alla notte perché aveva visto che Ester aveva messo in gioco la propria vita venendo da lui senza essere stata convocata e quindi voleva certamente richiedere qualcosa di importante, per questo aveva detto: "Domani agirò secondo il comando del re". E il fatto che non avesse subito detto la sua richiesta significava che si trovava in un grande imbarazzo e non sapeva come parlarne al re. E cominciò a riflettere e a analizzare in cuor suo quale potrebbe essere la richiesta di Ester. Dopotutto, è una regina e non le manca niente. E forse non chiedeva per sé ma per altri; e poiché Achashverosh sapeva che Ester era orfana, si è detto che probabilmente voleva chiedere qualcosa in favore di Mordekhai, che l'ha cresciuta a casa sua; egli temeva che Ester richiedesse qualcosa che egli non potrà esaudire. Disse: "Poiché domani è il giorno del banchetto e mi sottoporrà la sua richiesta, devo trovare la risposta fin da ora", perciò cercò di scoprire se dovesse una qualsiasi ricompensa a Mordekhai per un favore fatto in precedenza, perché l'indomani Ester potrebbe chiedere di accordargli la ricompensa dovuta, essendo lei cresciuta a casa di Mordekhai. Perciò mandò a cercare il libro dei fatti memorabili delle cronache: un piccolo volume in cui venivano segnati tutti i debiti del re. E quando il debito veniva ripagato, esso veniva càncellato da questo libro e segnato per esteso nel libro delle cronache: il debito dovuto a tale persona, figlio di tale persona, per il favore reso è stato ripagato in tale data. Perciò mandò a prendere il libro dei fatti memorabili per vedere, prima dell'arrivo di Ester, se si dovesse qualcosa a Mordekhai e se ciò gli fosse già stato pagato.


E c'è chi commenta il passaggio "quella notte il re era insonne" dicendo che si trattava della prima volta che gli succedeva e che questo fu un grande miracolo. Perciò chiese il libro dei fatti memorabili per scoprire la causa della sua insonnia. E c'è chi commenta che il suo sonno fu turbato perché stavano tagliando il legno che aveva portato dall'arca di Noè e il rumore arrivava fino al palazzo del re.


I dieci figli di Hamman erano scribi del re. Quando giunsero al fatto di Bigtan e Teresh e alle rivelazioni di Mordekhai, saltarono la lettura di questo passaggio e avvenne un miracolo: malgrado ciò, quel brano venne letto davanti al re3. Lo scriba Shimshai, figlio di Hamman, considerava altamente problematica la rivelazione di questo segreto al re, perciò rigirava le pagine del libro; ma dovunque capitava, trovava il racconto dell'episodio di Bigtan e Teresh. Prese una penna e cercò di cancellare quel testo, ma venne l'angelo Gabriele e lo riscrisse di nuovo, al punto che non c'era nessuna soluzione, il testo era ben presente. E poiché in genere, quando i re non riescono a dormire, vengono loro portati i libri delle cronache, che vengono letti loro finché sonno li coglie, così fecero pure per Achashverosh: gli portarono il libro dei fatti memorabili e gli lessero l'episodio riguardante Bigtan e Teresh. E quello fu un miracolo, perché era del tutto inusuale trascrivere una vicenda come quella in quel libro, eppure fu trovata lì. Quando Mordekhai rivelò [il complotto dei due eunuchi] a Ester, le ordinò di non menzionare il suo nome come fonte, ma Ester non gli obbedì e svelò al re [il complotto] in nome di Mordekhai. Quando il re apprese che Mordekhai aveva voluto che la salvezza fosse attribuita a Ester, decise di non ricompensarlo in nessun modo e di scrivere [nel libro] che egli doveva ricompensare Ester. Ma lei modificò il testo e scrisse che [il re] doveva una ricompensa a Mordekhai, che aveva rivelato [il complotto] a Ester, mentre il nome di lei fu completamente omesso, all'insaputa del re e di Mordekhai. Ed è per questo che il testo [della Meghillà] dice "e vi si trovò scritto ciò che Mordekhai aveva riferito", e questa era una novità sia per il re che per Mordekhai4; e poiché era già passato molto tempo, il re aveva dimenticato che era stata Ester a passargli l'informazione: fu così che si ritrovò in debito solamente con Mordekhai. E poiché gli scribi del re erano nemici di Mordekhai, usarono un sotterfugio e scrissero così: "ciò che Mordekhai aveva riferito a proposito di Bigtan o Teresh5", ciò che lo avrebbe privato di ricompensa per due motivi:


  • Il primo motivo è che ciò significherebbe che Mordekhai aveva rivelato che solo uno di quei due aveva l'intenzione di uccidere il re, senza sapere quale dei due fosse il colpevole. La conseguenza sarebbe che Mordekhai ha provocato la morte di un innocente6.

  • Il secondo motivo è che se ci fosse scritto che Mordekehai aveva denunciato Bigtan o Teresh, ciò significherebbe che ambedue avevano complottato per uccidere il re, ma Mordekhai ne aveva denunciato uno solo, suo nemico personale, risparmiando quell'altro. Secondo questa ipotesi, il re avrebbe lanciato un'inchiesta approfondita, scoprendo che anche il secondo era colpevole e giustiziando anche lui. La conseguenza è che Mordekhai meriterebbe di essere punito per non avere rivelato anche il secondo [attentatore], che se lasciato in vita avrebbe potuto tentare una recidiva. Ciò proverebbe che Mordekhai è un nemico del re.

Questa era la loro intenzione, scrivendo Bigtan o Teresh. Ma avvenne un miracolo: la parola "o" si scisse in due, cosicché la Aleph si attaccò al nome Bigtan, modifìcandolo in Bigtana, mentre la Vav si attaccò al nome Teresh; è così fu che il testo menzionava Bigtana e Teresh7.


E quando il re apprese [di essere in debito con Mordekhai], ne fu felicissimo e la sua agitazione si placò. Infatti, vedendo che Ester aveva invitato Hamman due volte, cioè a ambedue i banchetti, l'aveva sospettata di non essergli fedele. In particolare, temeva che anche in precedenza ci fosse stato un maneggio tra lei e Mordekhai, nella cui casa era cresciuta, e ciò gli faceva perdere il sonno perché non sapeva come appurare la cosa. Una volta appreso che era stato scritto [nel libro] che Mordekhai aveva salvato il re dalla morte, si convinse che non c'era niente da temere, perché se ci fosse stato un qualsiasi intrigo da parte di Mordekhai, non gli avrebbe rivelato il complotto di Bigtan e Teresh, lasciandolo morire per prendere per sé Ester. Ecco qui la prova che Mordekhai e Ester erano integri.


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Note del traduttore:
[1] Un palo destinato all' impiccagione di Mordekhai, si veda la fine del capitolo 5.
[2] A differenza dei decreti sigillati con il sangue, che sono definitivi.
[3] Come se il testo si leggesse da solo, malgrado gli scribi rifiutassero di leggerlo. Il testo accenna a questo miracolo usando il verbo "leggere" al passivo.
[4] Sia il re che Mordekhai pensavano che nel libro dei fatti memorabili il merito della scoperta del complotto fosse stato attribuito unicamente a Ester: nessuno dei due sapeva che Ester aveva sostituito il proprio nome con quello di Mordekhai, ciò che portò in seguito, come vedremo, alla nostra salvezza.
[5] In pratica gli scribi aggiunsero una lettera Aleph nel testo, trasformando la congiunzione e (che si scrive con la sola lettera Vav) in o (che si scrive con le lettere Aleph e Vav). Ecco come cercarono di annullare i meriti che Mordekhai aveva acquisito rivelando il complotto: questa modifica del testo avrebbe fatto credere che Mordekhai aveva denunciato uno solo dei due autori del complotto, oppure che ne aveva denunciati due di cui uno solo era colpevole. Grazie al loro sotterfugio, la lettura del passaggio modificato ad personam avrebbe ridimensionato completamente i meriti di Mordekhai.
[6] Secondo questa chiave di lettura, ambedue gli eunuchi denunciati furono giustiziati in seguito alla denuncia da parte di Mordekhai, ma solo uno dei due era coinvolto nel complotto. Questa lettura implicherebbe una responsabilità diretta di Mordekhai nell'esecuzione di un innocente.
[7] Un altro degli innumerevoli miracoli del racconto di Purim.



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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Meam Loez, Rabbi Rephael Hiya Pontremoli, traduzione a cura di Ralph Anzarouth.
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