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"Lettera del padre ai figli" di autore anonimo - Tratta dal libro "Ale Shur" di Rav Shlomo Wolbe


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth


Lettera ai figli orfani


Figlie e figli adorati, possa il vostro lume risplendere,
vi scrivo questa lettera, sperando che la leggerete tra molti anni: con essa, vi voglio consolare per il fatto che io non ci sono più. Nessuno conosce la propria ora e verrà il giorno (che Hashem ci conceda una vita lunga e buona) in cui il mio posto a casa mia rimarrà vuoto per sempre e voi rimarrete "orfani".


Ecco, miei cari, ho visto molti orfani: per la maggior parte di loro il mondo è diventato buio, non potevano più vedere né soluzione, né speranza. [Quelli rimasti orfani] da piccoli, che Hashem ce ne scampi, erano pieni d'invidia: "Tutti hanno un babbo e io no"; e anche i grandi erano sconvolti, il loro mondo era crollato. Ho visto ben pochi portare il loro stato di orfani con forza, riuscendo a elevarsi in seguito all'evento, che Hashem ce ne scampi. Pensandoci su, mi sono detto: prima ancora di consolare gli orfani, bisogna insegnare loro come sopportare la loro situazione. E magari riuscissi io a insegnarvelo, in modo da farvi capire le mie parole seguenti e che esse vi illuminino.


La chiave del mistero della vita risiede nella fede in Colui che vive in eterno. Una forza vitale divina dà vita al mondo intero: per ogni filo d'erba (ognuno dei quali è guidato da un 'angelo', una forza spirituale, che lo incita e gli dice "cresci!") e per ogni persona, questa forza vitale è l'essenza di tutto - e l'essenza dell'uomo sono il suo spirito e la sua anima.


Ed ecco, figli miei adorati, possa il vostro lume risplendere, spero di essere riuscito a educarvi alla fede. A partire da adesso, rinforzatevi nella fede e sappiate che essa racchiude anche la chiave del mistero della morte! Se l'annullamento del corpo significasse l'annullamento dell'uomo in sé, allora in seguito a un lutto anziché la consolazione ci sarebbe l'oblìo. Ma le cose non stanno così! Il corpo si annulla, ma l'uomo vive!


Il nostro Rabbino e Maestro1, che il ricordo del giusto sia benedetto per la vita del mondo futuro, scrisse in una lettera di condoglianze le seguenti parole:


"Dobbiamo considerare la morte allo stesso modo di un trasferimento da una città a un'altra e niente più. E questa è la vera verità: tuo padre di benedetta memoria non è morto, per carità, anzi egli vive. E non si tratta solo di un cambiamento di luogo geografico: chi capisce e conosce i dettagli di questo argomento sa e comprende che al contrario, adesso egli si trova più vicino ed è qui con noi ancora più di quando era in vita perché [ora] non ha più barriere davanti a lui! "

Che discorso sublime! Solo un grande e santo uomo come il nostro Maestro e Rabbino, che i suoi meriti ci proteggano, poteva rivelarci una cosa meravigliosa come questa.


È proprio così: la fede non conosce la morte! Ed è la verità: chi lascia [questo mondo] è vivo! Egli ha conoscenza e coscienza di tutto ed è sempre vicino ai suoi cari!


Ma anche ciò non basterà a consolarvi per la separazione: i figli sono abituati a vedere il padre, a seguire i suoi consigli, a riceverne aiuto; anche i figli che non dipendono più finanziariamente dal padre ne ricevono appoggio e la consapevolezza della sua vicinanza li conforta. E chi potrebbe riempire questo vuoto?


Invece sappiate, miei amati, che se mi avete amato veramente quando ero insieme a voi e se il vostro affetto per me non era solamente di facciata, allora sarete sempre in grado di vedere vostro padre davanti ai vostri occhi e di sapere cosa vi avrebbe detto e consigliato. Abbiate in mente come esempio ciò che dicono i Maestri di benedetta memoria riguardo a Yossef il giusto, che dominò il proprio istinto grazie alla visione del volto di suo padre2.


Perciò ognuno di voi, portando in cuor suo l'immagine del volto di suo padre, può così farsi forza e rincuorarsi. E ciò che più conta è che l'essenza dell'uomo è la sua spiritualità - e che la sua spiritualità vive e perdura!


Ma vi voglio dire ancora una cosa, che è ciò che ho provato io quando divenni orfano dei miei genitori, la pace sia su di loro: ogni persona prova durante il suo lutto un impulso ad avvicinarsi alle Mitzvot e alle buone azioni e perfino i ribelli dicono il Kaddish, indossano Tallit e Tefillin e pregano. Da cosa deriva questo impulso?


Questo fenomeno ha un senso profondo. I nostri Maestri di benedetta memoria dicono: [per far nascere] un essere umano si associano in tre - il padre, la madre e il Santo, benedetto Egli sia. Ma il bambino è abituato a vedere solo suo padre e sua madre. Invece non vede il terzo socio. Ma quando i suoi genitori lo abbandonano e se ne vanno all'altro mondo, il suo cuore gli dice (con la forza della fede innata che vive nel cuore di ogni ebreo!) di riporre d'ora in poi tutta la sua speranza nel terzo socio...
Chi ha una fede veramente solida capisce e percepisce con certezza e semplicità (Salmi 27, 10): "Perché mio padre e mia madre mi hanno abbandonato e Hashem mi raccoglierà!"


E questa è la verità: il padre biologico è solo l'agente del Vero Padre che è nei cieli. E una volta terminata la missione del padre biologico, il figlio stringe un legame tenace con suo Padre che è nei cieli e (Salmi 118, 8) "Meglio confidare in Hashem che riporre la propria fiducia nell'uomo!"


Questo è ciò che ho provato nei giorni del lutto per i miei genitori, la pace sia su di loro; ed è ciò che trasmetto a voi, figli adorati, possa il vostro lume risplendere. E sappiate che la cosa più importante di tutte, per ogni uomo di qualsiasi età, in particolare per gli orfani, è di rinforzarsi molto nella fede e percepire concretamente la Provvidenza di Hashem benedetto: come Egli vi guidi e vi diriga giorno per giorno e vi accordi tutto ciò di cui avete bisogno, materialmente e spiritualmente; e se solo sarete saldamente ancorati alla vostra fede, non vi mancherà mai nulla!


E solo chi vive nella fede può trovare il conforto. E sappiate, miei cari, che anche riguardo alla consolazione ho preso l'abitudine di pensare diversamente dall'ordinario: infatti, l'ambiente in cui vive l'uomo - casa, maestri, amici - lo aiuta a mantenersi al livello acquisito e anche a migliorarsi. Tutta l'ambizione personale dell'uomo è di migliorare il proprio stato e non peggiorarlo, che Hashem non voglia. Ed ecco che quando uno dei parenti gli viene a mancare, egli perde uno di coloro che gli permettevano di mantenere il suo livello e la sua condizione spirituale.


Un uomo si consola quando ritrova qualcuno che lo appoggi e lo mantenga al suo livello, affinché non si perda d'animo, che Hashem non voglia, e che si elevi sempre più in alto. È ciò che racconta la Torà riguardo a Yitzchak il nostro patriarca, che la pace sia su di lui (Bereshit 24, 67): "E Isacco la condusse nella tenda di sua madre Sarah; e prese per moglie Rivkah, l'amò e Yitzchak si consolò dopo [la scomparsa di] sua madre", ciò che Rashi commentò (ibid.): "La condusse nella tenda ed ecco ella è sua madre Sarah, cioè acquisì caratteristiche simili a quelle di sua madre Sarah - che finché Sarah fu in vita, la candela restava accesa dalla vigilia di Shabbat a quella successiva, l'impasto era benedetto e una nuvola era attaccata sopra la tenda. Quando morì, queste cose scomparvero e quando giunse Rivkah, esse tornarono". Fu così che Yitzchak trovò conforto dopo la perdita di sua madre, avendo trovato una continuità alla sua famiglia e alla sua situazione.


E voi, miei amati, fate questo e troverete conforto: siate vicini l'uno all'altro, "ognuno3 aiuti l'altro e incoraggi suo fratello" e allontanate la disperazione e la tristezza dai vostri cuori: solo chi ha fede integra e ama la Torah e chi la studia faccia parte dei vostri amici. Siate sempre come "colui che viene per purificarsi", perché viene aiutato4, come spiegato da Rambam, che chi viene per purificarsi (Mishné Torà, Leggi della Teshuvà 6, 5) "scoprirà che viene aiutato nel suo intento". E sappiate con totale certezza che Hashem vi consolerà e procurerà per voi una continuità alla vostra-nostra strada, affinché vi rinforziate nella fede e nella Torà e costruiate per voi famiglie fedeli al rispetto delle Mitzvot di Hashem. E in questo modo anch'io sarò realizzato, come dissero i Maestri di benedetta memoria: "Chiunque lasci un figlio dabbene è come se non fosse morto". Questo è il mio consiglio, la mia richiesta e la mia ultima parola per voi, miei adorati: abbiate fede e ce la farete5 - e allora la luce illuminerà la vostra strada per sempre!


Con affetto,

vostro padre


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Note del traduttore:
[1] L'anonimo redattore di questa lettera si riferisce certamente a Rabbi Yerucham Leibovitz, di cui fu allievo.
[2] Si veda l'intero episodio in Bereshit 39, 7-20 e il relativo Midrash citato dal Talmud Bavli (trattato Sotà 36b) e da Rashi (Bereshit 39, 11).
[3] Citazione da Isaia (41, 6).
[4] Dal Talmud Bavli (trattato Yoma 38b).
[5] Citazione da Isaia (7, 9).

La pubblicazione di questo testo dall'autore anonimo è dedicata all'elevazione dell'anima di Simantov ben Ester z"l, di cui oggi ricorre il primo anniversario. Un abbraccio a Roberto e a Daniel, che possano avere il merito di rivedere presto il loro babbo qui con noi, insieme al nostro giusto Mashiach.


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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Lettera ai figli orfani, autore anonimo, traduzione a cura di Ralph Anzarouth.
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Discorso di R. Elazar Menachem Mann Shach (Rav Shach), Rosh Yeshivat Ponovitz



BS"D


Un altro testo di ebraismo tradotto in italiano da Ralph Anzarouth per i lettori di ‘Maestri della Torà’


Quando si pensa e si riflette agli aspetti della vita odierna, si capisce che ciò che contraddistingue la nostra epoca è che il tempo non scorre calmo e uniforme come una volta; oggi le situazioni evolvono rapidamente e in tutti i campi si innova a un ritmo accelerato. Nelle cose di questo mondo vediamo di anno in anno un'evoluzione da capogiro: processi che un tempo impiegavano decenni per passare da una fase a quella successiva si rinnovano oggi molto velocemente, in un batter d'occhio. Dalla direzione che prende questo fenomeno si può intuire l'intenzione della Provvidenza di raggiungere rapidamente il compimento voluto dello svolgimento regolare della vita di questo mondo1.


Le cose sono cambiate radicalmente anche riguardo agli aspetti spirituali e la loro trasformazione è del tutto innaturale rispetto al corso naturale delle cose che avevamo conosciuto nelle epoche precedenti. [...] Il campo d'azione è oggi illimitato: la generazione è orfana, non c'è un saggio, non c'è un profeta; c'è invece una terribile indigenza di Torà - e per curarla si possono fare cose grandiose e impensate.


E se pure, dopo avere riflettuto, ognuno dubita di essere in grado di contribuire a diffondere la gloria del Re del mondo, invece è vero proprio il contrario: abbiamo davanti a noi una meravigliosa opportunità, proprio perché non c'è nessuno per agire! Perciò anche persone di caratura modesta come noi2 possono ottenere grandi meriti. [...]


Oggi la pubblica piazza è così vuota di vita spirituale e la gente è così materialista che non c'è nemmeno più un linguaggio comune [per comunicare] con loro: non capiscono assolutamente cosa si pretenda da loro e che male ci sia in tutte quelle attività che sono il contrario dello spirito della Torà e della volontà di Hashem. Il loro mondo è completamente diverso. La soluzione è (Talmud Bavli, trattato Kiddushin, foglio 30b) "Portalo alla casa di studi", dove si dà all'uomo la comprensione e l'accesso alla Torà e lo si guida in questo modo a migliorare il proprio stile di vita. Perciò è un dovere santo per ognuno di impegnarsi, una o due volte alla settimana, a tenere una lezione laddove è necessario.


Ho appreso che alcuni esitano: forse per chi si occupa principalmente di Torà, [occuparsi di queste cose] significa trascurare [lo studio della] Torà? Per altre cose ci si permette di trascurarla e invece per questa si esita... È chiaro che questa domanda non sussiste! È certamente permesso e obbligatorio agire ognuno secondo le proprie forze per studiare e per insegnare.


Questa epoca speciale grida: "Agite!" Le opportunità che essa offre sono enormi e chi può tirarsi da parte?


Le istruzioni dal Cielo sono chiare e ci indicano di cogliere e accumulare meriti3. Questi sono i giorni che precedono la venuta del Mashiach: in che modo lo accoglieremo e come ci prepareriamo ad accoglierlo? Infatti, bisogna avvicinarsi a lui. E per prepararsi bisogna essere costantemente all'erta per accumulare le Mitzvot: com'è noto, non si desiderano i giorni dell'era messianica4 e le opportunità sono disponibili adesso. Tutto ci suggerisce di cogliere le numerose possibilità che si offrono a noi.


E ognuno deve adattarsi ai tempi e cooperare con le persone che si dedicano alla diffusione della Torà, mettersi a disposizione di chi organizza questa Mitzvà e associarsi a loro con tutte le proprie forze e con tutte le proprie facoltà.

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Note del traduttore:
[1] Cioè il progresso tecnologico e il ritmo frenetico che caratterizzano la vita moderna sono un segno che la Provvidenza sta accelerando i processi naturali per arrivare alla rivelazione del giusto Messia e all'inizio del Mondo Futuro.
[2] Per chi non avesse l'abitudine di leggere testi rabbinici: si tratta di modestia sincera, frutto di una vita di impegno e di Mussar per perfezionare questo e tutti gli altri tratti della propria personalità. L'autore è uno dei principali Maestri dell'ultima generazione.
[3] Si tratta dei meriti delle buone azioni, facili da cogliere per via delle numerose occasioni che si presentano oggigiorno.
[4] Dobbiamo ovviamente spiegare il senso di questa espressione, che avrà certamente stupìto il lettore più attento: qui si parla del giorno d'oggi, un'epoca pre-messianica in cui si possono ancora accumulare meriti. Durante l'era messianica non ci sarà più l'istinto malvagio, tutti riconosceranno la verità e quindi non ci sarà più la scelta tra il bene e il male. Date queste premesse, è chiaro che non sarà più un merito compiere le Mitzvot, poiché esse presuppongono l'esistenza di una libera scelta. È da questo punto di vista che Rav Shach considera la nostra epoca preferibile ai giorni del Messia, nonostante l'amaro esilio e le persecuzioni. Infatti, noi possiamo ancora acquisire meriti scegliendo di comportarci secondo il volere di Hashem.

In una piccola comunità ebraica in Lituania, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, i dottori cercavano di convincere una donna ebrea ad abortire, in seguito a una complicazione della gravidanza. Questa ebrea, pia e devota, non ne volle sapere nulla e decise di affidarsi al Signore. Così nacque, perfettamente sano, uno dei suoi dieci figli. Anni dopo, i barbari nazisti uccisero otto di questi figli (che Hashem vendichi il loro sangue): gli unici a salvarsi furono una figlia e un figlio, proprio quel figlio che i dottori avrebbero voluto eliminare e che divenne un Ghedol Israel, il Gaon Harav Shach.


Rav Elazar Menachem Mann Shach di benedetta memoria fu infatti uno dei più importanti Maestri della Torà dell'ultimo secolo. Viene chiamato anche "Avi Ezri" dal nome del suo testo più importante. Ci ha lasciati quasi 9 anni fa, ormai ultracentenario. Diresse la Yeshivà di Ponovitz, la più prestigiosa delle Yeshivot, e fu guida spirituale di migliaia di allievi, una importantissima parte (in quantità e in qualità) del mondo della Torà di oggi, che egli ebbe il merito di sviluppare e di rinforzare nonostante le condizioni avverse. Per avere un'idea di cosa fosse la Yeshivà di Ponovitz 50 anni fa, potete osservare il primo dei due splendidi filmati che si trovano in fondo a questa pagina. Oggi ovviamente la Yeshivà di Ponovitz è molto diversa, come si può vedere nel secondo video: più di 1000 studenti che studiano la Torà nella stessa aula sono una vista che impressiona e commuove chiunque la osservi. Questo brano, ripubblicato recentemente da Rav Amnon Yitzchak nel suo settimanale Ghinzei Hamelekh, fa parte di un discorso tenuto da Rav Shach al congresso inaugurale dell'organizzazione "Moreshet Avot", che fu fondata grazie al suo impulso dagli studiosi della scuola rabbinica di Ponovitz nell'estate del 5728 (quarantadue anni fa) per riavvicinare alla Torà quegli Ebrei che ne erano stati allontanati. Il testo del discorso dimostra la volontà di Rav Shach di ricostruire il mondo della Torà dopo la quasi totale distruzione operata dai nazisti e dai loro alleati, sia cancellato il loro nome. La spettacolare rinascita di numerose Yeshivot e il numero sempre crescente di studenti e di studiosi di Torà è dovuto in gran parte alla tenacia e all'accanimento dei Maestri contemporanei che hanno dedicato la loro vita a questo progetto.




Video della Yeshiva di Ponovitz 50 anni fa. Negli ultimi 20" del video si vede un ancora giovane Rav Shach spiegare un brano di Talmud a un allievo.




La Yeshivah di Ponevitz oggi

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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Discorso di Rav Shach, traduzione di Ralph Anzarouth
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Maamar Haikarim (Articolo sui Princìpi) di Rabbi Moshé Haim Luzzatto - Indice


BS"D


Maamar Haikarim online in italiano

Dello stesso autore del Mesilat Yesharim


Da dove viene il gallo?
Il pulcino ora non lo sa, perché non è ancora uscito dall’uovo.
Proviamo a chiedergli: pulcino, esiste un mondo, fuori dall’uovo?
Chi ti ha messo dentro all’uovo?
Chi ti procura da mangiare nell’uovo?
Come fai a crescere dentro un uovo completamente chiuso?
Chi ha organizzato quest’uovo? Ne uscirai un giorno? E quando?
Anche noi esseri umani siamo dentro una specie di uovo,
il mondo in cui viviamo questa nostra vita terrena.
Chi ha creato l’uomo? Perché l’ha creato?
Perché ha creato questo mondo? Forse per gioco?
E se invece il mondo è stato creato con grande saggezza,
allora perché tutto finisce così tragicamente?
Se siamo nati per vivere, perché morire?
Se siamo nati per morire, perché nascere?
A cosa serve tutto questo immenso universo,
se si finisce nel nulla?

[domande di Rav Amnon Yitzchak]

Un grande Maestro della Torà
ha trattato questi argomenti in questo libro, breve ma intenso.
Il lettore attento vi troverà la risposta a tutte queste domande.
E per lui niente sarà più come prima.


Maamar Hakarim - Indice
Cap. 1 - Il Creatore Benedetto
Cap. 2 - Le Creature Spirituali
Cap. 3 - La Torà e i Precetti
Cap. 4 - La Ricompensa
Cap. 5 - Gan Eden e Gehinnom
Cap. 6 - La Provvidenza Divina
Cap. 7 - La Profezia e Mosé
Cap. 8 - La Redenzione
Cap. 9 - I Miracoli
Cap 10 - Legge Orale e Talmud

Traduzione e note di Ralph Anzarouth


Questa pubblicazione è dedicata
all’elevazione dell’anima di Simantov ben Ester
di benedetta memoria


Maamar Haikarim di Rabbi Moshé Haim Luzzatto

Rabbi Moshe Chaim Luzzatto (Ramchal) nasce nel ghetto di Padova nel 1707. Dopo avere studiato nella yeshivà locale e avere dimostrato grandi capacità negli studi kabbalistici, all’età di 28 anni si trasferì ad Amsterdam in Olanda dove scrisse le sue opere più importanti, in particolare il Mesilat Yesharim (Sentiero dei Giusti, anche lui tradotto da noi e disponibile sul sito dei Mestri della Torà) e il Derekh Hashem (le Vie di Hashem).
Dopo avere diretto per un certo periodo la yeshivà locale partì nel 1743 per la Terra Santa e si stabilì a Akko, dove lui e la sua famiglia perirono tre anni dopo durante una terribile epidemia. Aveva solo 39 anni.
Molti anni dopo, disse di lui il Gaòn di Vilna che se il Ramchal fosse stato ancora vivo, sarebbe andato a piedi fino a lui per impararne la saggezza. A volte incompreso durante la sua breve esistenza terrena, il suo nome ha oggi il suo posto tra i più grandi Maestri dell’Ebraismo e i suoi libri di morale e di pensiero ebraico sono tra i più studiati nelle yeshivòt moderne in tutto il mondo.
Il lettore trova qui la traduzione integrale in italiano di uno di questi libri: il Maamar Haikarim. Benché questa breve opera sia un po' sottovalutata, noi la riteniamo fondamentale e l'abbiamo perciò tradotta in italiano e in inglese. Il Maamar HaIkarim contiene i princìpi di base dell'Ebraismo: malgrado questi vengano spiegati con una certa semplicità dall'autore, il loro studio richiede comunque molta attenzione. Buona lettura e buono studio!


Il sito dei Maestri della Torà ringrazia ancora una volta il caro David Piazza e le Edizioni Morashà che pubblicano questo libro con tanta pazienza e tanta dedizione. Che Hashem li ripaghi mille volte per tutto il bene che fanno. Il Maamar Haikarim (con il testo in ebraico a fronte) dovrebbe essere disponibile nelle seguenti librerie:


  • Roma: Litos - 06 5750.152

  • Milano: Libreria Ancora - via Hoepli 3 - 02 8056.698

  • Milano: Libreria Claudiana - via F. Sforza 12/a - 02 7602.1518

Un doveroso ringraziamento a Rav Mordékhaï Chriqui direttore dell’Istituto Ramhal di Gerusalemme per i calorosi incoraggiamenti e per averci fornito materiale indispensabile per la pubblicazione del Maamar Haikarim in italiano.

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Adar 5770. Tutti i diritti sono riservati. Per saperne di più sul Copyright
Chiunque volesse citare, riprodurre o comunicare al pubblico in ogni forma e con qualunque mezzo (siti Internet, forum, pubblicazioni varie ecc.) parti del materiale di questo sito, nei limiti previsti dalla legge, è tenuto a riportare integralmente una dicitura, che per questa pagina, così come per tutti i 10 capitoli del Maamar Haikarim è:

Tratto dal sito www.anzarouth.com : Maamar Haikarim, Rav Moshe Haim Luzzatto, Edizioni Morashà, traduzione e note a cura di Ralph Anzarouth
È richiesto di aggiungere anche un link verso:
http://www.anzarouth.com/2010/03/maamar-haikarim-indice.html
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Il Segreto del Mondo Futuro - Elogio della Solitudine - Rabbi Yerucham Halevy Leibovitz


BS"D

Un altro testo ebraico tradotto in italiano da Ralph Anzarouth per i lettori di ‘Maestri della Torà’


Il segreto del mondo futuro

(Elogio della Solitudine)


"E Giacobbe rimase solo."
[Vayishlach: Genesi 32, 24]


"Rabbi Berachia dice a nome di Rabbi Simon: [È detto] (Deut. 33, 26): 'Nessuno è come il Signore'.
E chi è come il Signore? Il patriarca Israel 1 : infatti, è scritto del Santo, benedetto Egli sia (Isaia 2, 11):
'E D-o Si elevò solo'. E anche Giacobbe rimase solo."
[Midrash Bereshit Raba 77, 1]



I nostri Maestri di benedetta memoria hanno visto nel versetto "E Giacobbe rimase solo" una somiglianza con le virtù di D-o benedetto. Infatti, "Solo" è proprio il Nome del Santo, benedetto Egli sia; e non come si ha l'abitudine di interpretare questo termine2, cioè essere solo perché non si ha bisogno del prossimo - perché se così fosse, non sarebbe opportuno usare questo termine per Giacobbe.


Invece, l'argomento è più profondo e - come abbiamo già detto in numerose occasioni - la spiegazione è che la virtù della solitudine è uno degli attributi del Santo, benedetto Egli sia. Infatti, esiste il creato ed esiste il segreto del "Creatore dei servitori" 3, come se il Santo, benedetto Egli sia, avesse bisogno della creazione, come se Gli fosse necessario un aiuto, del tipo evocato dai versetti (Isaia 63, 5): "E ho guardato: e non c'era nessun aiuto" e (Salmi 68, 35): "Date forza4 al Signore". Ecco, così [Hashem] Si comporta riguardo alle Sue altre virtù, ma Egli possiede anche la virtù della solitudine, che domina tutte le altre: "Signore del mondo5 che regnò prima ancora che alcuna creatura fosse stata creata", quando di certo era completamente solo, "e dopo che tutto sarà scomparso6, da solo regnerà maestoso", nuovamente solo, in assoluta solitudine, senza mancare di niente.


Il versetto "Giacobbe rimase solo e un uomo7 combatté con lui" non significa che rimase abbandonato e senza aiuto, sicché quell'uomo poté attaccarlo. Anzi, secondo le spiegazioni dei nostri Maestri è proprio il contrario: ciò ci insegna la grandezza di Giacobbe, che aveva raggiunto il massimo del suo potenziale, essendo arrivato ad assomigliare al Signore benedetto per quanto riguarda la solitudine8: non aveva bisogno di nessun aiuto, perché quella è una virtù che racchiude tutto ed è proprio grazie alla solitudine che ha potuto combattere ed è stato benedetto. Come dissero i Maestri di benedetta memoria (Talmud Bavli, trattato Pesachim 118a): "Quando Nimrod il malvagio spinse il nostro patriarca Abramo nella fornace infuocata, l'angelo Gabriele disse al Santo, benedetto Egli sia: 'Padrone del mondo, scenderò a raffreddare [la fornace] e a salvare il giusto dalla fornace infuocata'. Il Santo, benedetto Egli sia, gli rispose: 'Io sono solo nel Mio mondo e lui è solo nel suo mondo9. È bene che sia Colui che è solo a salvare colui che è solo10."


Non è forse la caratteristica del Santo, benedetto Egli sia, di essere Unico e solo? E così pure il nostro patriarca Abramo, la pace sia su di lui, aveva la proprietà di essere unico, completamente unico, e così pure "E Giacobbe rimase solo".


È scritto (Numeri 23, 9): "Questo popolo vive in solitudine e non si mischia alle genti". E così tradusse [in aramaico] Yonatan ben Uziel: "Questo popolo da solo erediterà il mondo perché non adotta le usanze delle genti". Quindi tutto il privilegio del mondo futuro è forse da attribuire al fatto che [gli Ebrei] "non adottano le usanze delle genti"!? Ma la spiegazione di questo proposito è che proprio da qui viene la forza di non confondersi con le genti e di non imitare i loro costumi [come richiede il precetto] (Lev. 18, 3): "Non seguirete le loro leggi": non è forse questa la caratteristica del popolo ebraico che meritò ai suoi santi patriarchi di essere un popolo "solo"? Ecco, per eredità [gli Ebrei] sono solitari, unici, indipendenti, non sono attratti da nessun altro, perché non hanno bisogno di nessun altro. Essi possiedono dentro di loro e insieme a loro assolutamente tutto11 e questo è il segreto celato nel termine "da solo", attributo del Santo, benedetto Egli sia, ed è il segreto del mondo futuro, perciò sicuramente [questo popolo] "da solo erediterà il mondo" [futuro]. Quindi troviamo in questo insegnamento uno straordinario messaggio di stimolo: il segreto del mondo futuro dipende dalla misura in cui un uomo è "solo", "indipendente"; e questo è sconvolgente.


Ci è insegnato nelle Massime dei Padri (Avot 4, 1):
"Ben Zoma dice:
Chi è saggio? Chi impara da ogni persona [...].
Chi è forte? Chi domina il proprio istinto [...].
Chi è ricco? Chi si accontenta di ciò che possiede [...].
Chi è rispettabile? Chi rispetta le creature [...].
"

Questa Mishnà ha suscitato molte domande e ne abbiamo già discusso lungamente12, si veda anche il libro "La strada della vita" del Maharal [di Praga] di benedetta memoria. Ben Zoma ci rivela un segreto meraviglioso: che l'uomo racchiude dentro di sé e nella sua stessa persona tutte le qualità, in modo assolutamente indipendente dagli altri. Anzi, [quelle] qualità raggiungono la perfezione proprio quando provengono da una forza interna.


E osserva bene quanto quella forza sia grande e inclusiva: se la virtù della saggezza dipendesse dalla dedizione dell'insegnante, quando questi venisse a mancare l'allievo ne rimarrebbe completamente sprovvisto. E allora, dove sarebbe dunque la perfezione della sua virtù? Invece, chi impara da ogni persona ama la saggezza per propensione personale e questa virtù risiede dentro di lui: egli è perfetto per sempre. Disse il re Salomone (Proverbi 17, 24): "La saggezza si trova di fronte al savio, mentre gli occhi dello stolto la credono agli antipodi", criticando così coloro che cercano la saggezza in capo al mondo: infatti, chi ha bisogno di ricevere la saggezza da paesi lontani rimane nella sua stupidità; e invece per chi è accorto, la saggezza sta davanti a lui, vicino a lui e dentro di lui. L'uomo va in giro e impara la ragione dagli altri (Midrash Bereshit Raba 18, 1), ma troverà le più grandi saggezze dentro di sé.


Se la forza dipendesse dai trionfi sul prossimo, cosa ne rimarrebbe a chi scoprisse qualcuno più forte di lui? E allora, dove sarebbe dunque la perfezione della sua forza? Invece, colui che domina il proprio istinto dimostra la vera forza: essa risiede dentro di lui e non lo abbandonerà mai; è certamente lui a possedere la forza nella sua forma più compiuta.


Anche la ricchezza è un tratto del carattere umano: infatti, a cosa servirebbero tutti gli sforzi dell'uomo, se i suoi beni fossero alla mercè di ladri e predatori notturni? Perciò anche la ricchezza è necessariamente una virtù che l'uomo porta dentro di sé: la vera ricchezza nella sua espressione più perfetta appartiene a chi si accontenta di ciò che ha.


Se l'onore di un uomo dipendesse dal rispetto che gli portano gli altri, cosa sarebbe di lui nel caso in cui essi rifiutassero di rispettarlo e gli negassero gli onori? Costui rimarrebbe in preda allo scherno e al disprezzo. Che D-o ci guardi da un onore che dipende dalle persone. Invece, chi è veramente degno di rispetto? Colui che rispetta gli altri. Ecco, ha acquisito l'onore grazie alla sua personalità, è benedetto in tutto e per tutto13 e possiede tutto dentro di sé senza dipendere dal prossimo in nessun modo.


E questo è il segreto della virtù di chi è "solo". E in effetti, grazie a questa peculiarità e a questa forza, egli "non adotta le usanze delle genti". Non come quelli che si accodano costantemente14, come (Talmud Bavli, trattato Baba Batra 78b) "un asinello disposto a seguire ogni voce suadente", bensì indipendenti, in perfetta solitudine: questo è il segreto del mondo futuro che "erediterà" questo "popolo che vive in solitudine"! 15

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Note del traduttore
[1] Cioè Giacobbe, cui Hashem diede il nome Israel. Il nostro testo cerca di spiegare come possa il Midrash Bereshit Rabba comparare in qualche modo l'Onnipotente al patriarca Giacobbe. Com'è possibile? Il lettore attento capirà la risposta di Rav Yerucham, che a nostro modesto parere è straordinaria.
[2] La solitudine è spesso ritenuta un problema, una mancanza, addirittura un difetto. Nel migliore dei casi, si pensa che è solo colui che non ha bisogno degli altri. Ma qui, come si vedrà in seguito, parliamo di un altro tipo di solitudine, che implica serenità, forza e sicurezza.
[3] Dalla Tefillà di Shachrit, preghiera del mattino. Questo concetto è spiegato in un altro testo di Rabbi Yerucham Levovitz. In pochissime parole: gli elementi del Creato sono servitori di Hashem, che Si rivela attraverso di loro. Rabbi Yerucham fornisce l'esempio dell'elettricità che è invisibile all'occhio umano finché non si accende la lampadina, che rivela in questo modo l'energia che l'ha accesa.
[4] L'autore coglie qui il senso letterale delle parole. Il senso che gli danno invece i commenti di Metzudat Tzion e Metzudat David assomiglia più a "Proclamate che la forza appartiene al Signore".
[5] Preghiera dell'Adon Olam, dal Siddur (il libro di preghiere).
[6] Ibid. Dal seguito dell'Adon Olam.
[7] Si scoprì poi che era una creatura celeste. Il Midrash insegna che quest'angelo era la rappresentazione spirituale di Esaù, fratello di Giacobbe e suo persecutore.
[8] Tentare di imitare le virtù di D-o è un precetto della Torà (Devarim 26, 17): "E seguirai le Sue vie", si veda il commento di Sforno (ibid.), il Trattato Sofrim (3, 17) e l'inizio del Tomer Dvorà di Rabbi Moshé Cordovero. Inoltre, disse Rabbi Simon a nome di Rabbi Yehoshua ben Levi (Midrash Devarim Raba 5, 8): "Chi si affida al Santo, benedetto Egli sia, merita di diventare simile a Lui".
[9] Abramo era infatti l'unico monoteista quando questa idea non andava per niente di moda.
[10] E infatti fu l'Eterno a incaricarSi di salvare Abramo dalla fornace.
[11] In realtà nella versione originale in ebraico questa frase è molto più complessa: Bakol, Mikol, Kol, espressione che conosciamo tutti dalla Birkat Hamazon, la benedizione che segue i pasti. Ognuno di questi termini si riferisce a uno dei tre patriarchi e viene usata nella Torà per indicarne la prosperità, l'essere in possesso di tutto: si vedano Genesi 24, 1 per Abramo; 27, 3 per Isacco e 33, 11 per Giacobbe; e il Talmud Bavli, trattato Baba Batra 17a.
[12] In un altro articolo. Il lettore ricordi bene le quattro parti di questa Massima di Ben Zoma: l'autore spiegherà ora come ognuna di esse avvalori la sua tesi.
[13] Vedi nota 11.
[14] Espressione tratta dal Talmud Bavli, trattato Baba Metzia 6a.
[15] L'autore (o forse l'editore) rimanda qui a un altro testo: Daat Chokhmah Umussar 3, 25.

Rabbi Yerucham Halevi Levovitz fu per molti anni il Mashghiach della santa Yeshivà di Mir, in Polonia. Questa toccante biografia di Rabbi Levovitz (in inglese) testimonia della profonda impressione che egli lasciò su intere generazioni di allievi.


Questo articolo si trova in fondo al "Daat Torà", raccolta di discorsi tenuti da Rabbi Yerucham ai suoi allievi. Si riferisce alla Parashà di Vayishlach, che include il noto episodio della lotta di Giacobbe con l'angelo di Esaù. Ringraziamo Rav Yaakov Shalem e Rav Sasson Cohen per averci confermato la nostra interpretazione di un passaggio difficile. Il titolo originale di questo discorso è "Il segreto del mondo futuro", cui ci siamo permessi di affiancare il sottotitolo "Elogio della solitudine" che ci sembra del tutto appropriato, a condizione di aggiungere una doverosa precisazione: la solitudine di cui parla il nostro testo è un segno di forza individuale (per ogni ebreo) e collettivo (per il popolo ebraico in generale) quando è il frutto della coerenza, della fede nei propri valori, della certezza di essere sulla retta via - che è quella della santa Torà, anche e soprattutto davanti a un mondo moderno in balìa di tempeste materiali e morali che non sembra in grado di affrontare. In questi tempi, in cui il termine "integrazione" viene spesso usato per promuovere l'assimilazione e l'abbandono di ciò che ci è più caro, questa originale apologia della solitudine ebraica (volontaria, permanente e senza compromessi) dimostra che la nostra forza risiede nella fedeltà ai nostri ideali e alle nostre tradizioni, in perfetta solitudine. Non è la solitudine del musone, introverso e rinchiuso in sé stesso, roso dall'invidia per quelli che se la spassano senza di lui. È la solitudine dell'ebreo sicuro di sé, che sa da dove viene e sa dove va, sa come andarci e sa perché ci va, incurante di chi definisce la sua indipendenza "ghettizzante" e "identitaria". Questa solitudine dà forza all'ebreo da 3700 anni. E niente al mondo può smuoverlo dal suo cammino e dalla sua fede nel Creatore.


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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Daat Torà, Rabbi Yerucham Leibovitz, traduzione e note di Ralph Anzarouth
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Il Sostentamento del Giusto - Commento di Rabbi Akiva Eiger al Salmo 37



Un altro testo ebraico tradotto in italiano da Ralph Anzarouth per i lettori di ‘Maestri della Torà’

BS"D


"E non ho mai visto un giusto abbandonato e i suoi figli chiedere del pane"
[Salmo 37, 25]


E questo [versetto] stupisce: non abbiamo forse visto figli di giusti tendere la mano per chiedere del pane?


Ma la spiegazione viene dalla Ghemarà (Talmud Bavli, trattato Eruvin 22a): Rav Ada si occupava di Torà e sua moglie gli chiese cosa avrebbe dato da mangiare ai suoi figli. Egli le rispose: "È forse esaurita la verdura che cresce nel lago1?


Cioè il giusto, anche quando vede che ai suoi figli manca il pane (che D-o ce ne scampi), ciononostante rimane solidamente ancorato alla sicurezza che ripone nel Signore benedetto e non si preoccupa di ciò che manca ai suoi figli in questo mondo.


E questo è il significato di "E non ho mai visto un giusto abbandonato": il giusto non può mai essere definito "abbandonato" (che D-o non voglia) e perfino quando vede che "i suoi figli chiedono del pane", malgrado ciò egli conserva la sua coraggiosa sicurezza.

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Nota del traduttore:
[1] Il termine aramaico usato dal Talmud suggerisce la verdura in generale o le canne lacustri in particolare (Rav Adin Steinsaltz pensa si tratti del gramignone natante, che è commestibile e saporito). In ogni caso, Rav Ada spiega in questo modo alla moglie che, benché poveri, finché esiste cibo disponibile liberamente non c'è di che preoccuparsi per il sostentamento della famiglia.

Testo di Rabbi Avika Eiger (Eger o Iger), tratto dal Talelei Orot pubblicato a Sanz nel 5696. Questo Maestro ungherese visse in Europa dell'Est due secoli fa. È noto in particolare per la sua grande devozione e per il suo importante commento al Talmud. I suoi discendenti hanno pubblicato di recente una raccolta delle sue opere, da cui abbiamo attinto questo breve passaggio. Il versetto citato, tratto dal Salmo 37, è incluso nella parte conclusiva di quasi tutte le versioni della Birchat Hamazon (la benedizione dei pasti).


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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Talelei Orot, Rabbi Avika Eiger, traduzione di Ralph Anzarouth
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Korban Ishe - Rabbi Eliyahu Chammah Halevy Tzedakkah to Those who Toil in Torah



BS"D


Translated by Mordechay Mays and Ralph Anzarouth


Midrash Kohelet comments on the verse in Kohelet (Eccl. 11, 1): “Throw your bread on the surface of the water, because with the passing of days you will find it”. [The Midrash says:] "If you are looking to give Tzedakkah, do it with those who toil in Torah study. Why should this be so? Because with the passing of days you will find it1." The obvious question which must be asked here is: the phrase “if you are looking to give Tzedakkah” leaves the choice in the hands of man, as if it was dependant only on his will. This is astonishing, because the Mitzvah of Tzedakkah is a positive commandment in the Torah, and a rabbinic tribunal can even force one to do it. And furthermore, even more surprising: why did the Midrash specify those who toil in Torah, which implies that if one gives Tzedakkah to those who toil in Torah, then he will be rewarded; and if he gives Tzedakkah to poor people who are not toiling in Torah, then he will be deprived of any reward. Who could ever believe that one could be deprived of his due reward, G-d forbid? And the Torah declares (Deut. 15, 11): “You shall surely open your hand to your brother the poor and the destitute”, without specifying whether he be knowledgeable or completely ignorant.


It seems possible to me that one could answer these questions with the following introduction from the Talmud Bavli (tractate of Baba Batra, 10a), which says: “The wicked Turnusrufus2 asked Rabbi Akiva: ‘If your G-d loves the poor, why does He not sustain them?’ [Rabbi Akiva] answered: ’In order that we should be saved from Gehinnom’.3 [Turnusrufus] replied:’On the contrary: this actually condemns one to Gehinnom! And I will offer you an allegory: a king was angry with his servant, he imprisoned him and commanded that none should feed him or give him to drink. Someone came, fed him and gave him to drink. When the king comes, will he not be angry4?’ Rabbi Akiva replied: ’I will offer you an allegory: a king was angry with his son, he imprisoned him and commanded that none should feed him or give him to drink. Someone came, fed him and gave him to drink. When the king comes, will he not give that person a present?’5


Thus we learn that if the Jewish people behave as children of G-d, then giving them Tzedakkah is justified. But if they act like servants, then they should not give Tzedakkah one to the other. And the opposite is true: they ought to be punished, G-d forbid. [...]


The Torah is comparable to the scepter of the king: a servant would be punished for using the scepter. But the son of the king is allowed to use it. Torah and Tzedakkah are alike. As long as the Jews are like children to G-d, then they are fit for both [Torah and Tzedakkah], otherwise they are not.


The concluding part of this piece explains that one does indeed have the choice to give Tzedakkah to poor people toiling in Torah or to poor ignorant people: the danger however is that by giving to the latter one is giving to Jews who possibly behave like servants to G-d6, while by giving to the former one is sure that he is definitely giving to children of G-d, that is to say those who certainly deserve to receive Tzedakkah. In that way, the giver of Tzedakkah knows with complete certitude that he will receive reward in the world to come for this good deed.

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Notes of the translators:
[1] Which means that in the world to come man will receive due reward for the good deeds performed during his lifetime.
[2] A Roman governor in the Holy Land during Talmudic times.
[3] There is no precise translation in English for the term "Gehinnom" (or "Gehenna"). The common use of the word "Hell" is the closest definition that we can offer our readers. See Ramchal’s (Rabbi Moshe Chaim Luzzatto) description in Chapter 5 of Maamar Ha-Ikarim.
[4] Turnusrufus also quotes a verse from Leviticus, in which G-d defines the Jewish People as His ‘servants’.
[5] Rabbi Akiva quotes a verse from Deuteronomy in which the Jewish people are called ‘children’ of G-d.
[6] ”Servant of G-d” in this piece is somebody who serves Hashem not because he wants to, but rather out of rote. Thus his service of G-d lacks true commitment and devotion.

Original text in Hebrew from site hebrewbooks.org


This article is is published for the elevation of the soul of Albert “Avraham” Chammah Halevy and his wife Adele, of blessed memory. Mr. Chammah was a descendant of Rabbi Eliyahu Chammah Halevy, the author of this text and contributed to publishing the latest edition of Korban Isheh, the most important work written by Rabbi Elyahu Chammah Halevy, who lived in Alep (Chalav – Aram Tzova), Syria about 200 years ago. May his memory be blessed and his offsprings enjoy true and complete success.

Articolo sui Princìpi - Ramchal - Capitolo 10: Legge Orale e Talmud – dal Maamàr Haikarìm di Rabbi Moshe Chaim Luzzatto


BS"D



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Traduzione di Ralph Anzarouth


10: Legge Orale e Talmud


Il Signore, benedetto Egli sia, non ha voluto scrivere la Torà in una forma così chiara da non richiedere ulteriori spiegazioni. Al contrario, Egli vi ha incluso molti concetti ermetici, che il comune mortale non può capire correttamente senza dapprima riceverne la spiegazione trasmessa da D-o benedetto, che ne è l’Autore. Esempi di questo sono i precetti dei Tefillin (filatteri), della Mezuzà e altre simili Mitzvot, che ci sono state prescritte senza alcuna spiegazione scritta riguardo al modo di metterle in atto. La verità è che il Signore, benedetto Egli sia, ha celato deliberatamente la vera intenzione delle Sue parole per ragioni a Lui note. Tuttavia, tutto ciò che ha celato nella Torà scritta l’ha invece trasmesso oralmente a Moshe Rabbenu (Mosé il nostro Maestro), che la pace sia su di lui; e a partire da lui prende inizio una continua trasmissione ("Massoret") di questa tradizione ai Maestri di ogni generazione successiva. E attraverso questa Massoret, l’intenzione reale dei testi scritti è messa in chiaro e ci viene fatto sapere come compiere correttamente le Mitzvot secondo il volere del Signore, benedetto Egli sia.


Perciò notiamo che i testi della Torà scritta, per quanto riguarda il loro rapporto con l’interpretazione tradizionale, possono essere classificati in tre categorie:

  • La prima categoria include tutti gli argomenti che sono esposti nella Torà scritta in forma generale, ma privi dei loro dettagli. Questi dettagli sono chiarificati attraverso la "Massoret" [rappresentata dalla Torà orale].

  • La seconda categoria include quelle parti della Torà scritta il cui significato è dubbio, in quanto possono dare adito a diverse interpretazioni. La decisione finale è chiarificata dalla Massoret.

  • La terza categoria include i testi della Torà scritta le cui parole sembrano indicare un certo significato, ma la Massoret spiega che il loro vero senso è molto diverso da quello che sembrava. I nostri Maestri di benedetta memoria dissero a questo proposito (Talmud Bavli, trattato Sotà 16a): "La Halachah (Legge pratica) ha il sopravvento sul testo scritto”. Non ci sono molti esempi di questa categoria; e se farai lo sforzo di approfondire questo studio, scoprirai che la spiegazione apparente non nega del tutto la Halachah, né la contraddice; ma va capita nella prospettiva e nei contesti appropriati.

Infatti, secondo la tradizione, l’Autore della Torà, sia benedetto il Suo nome, la scrisse con dettagli e criteri precisi e se si vuole capire l’intenzione dell’Autore del testo, che sia benedetto, bisogna cercarla seguendo questi metodi e questi criteri senza i quali, malgrado sarebbe stato possibile fornire ugualmente una interpretazione plausibile e compatibile con le parole del testo, dandogli forse una comprensione più immediata, ciononostante questo può non essere il vero significato, poiché l’Autore del testo aveva un’altra intenzione. Questi metodi e criteri, insieme ai loro dettagli, formano i 13 princìpi di interpretazione della Torà.


E devi anche sapere che la base di tutte le leggi, che si tratti di Mitzvot positive (obblighi) o di Mitzvot negative (divieti), furono trasmesse nella loro forma completa da Mosé il nostro Maestro, la pace sia su di lui. Tuttavia, i Maestri di benedetta memoria hanno una tradizione che dice che gli insegnamenti della Massoret sono accennati nella Torà scritta sotto diverse forme e secondo metodi allusivi a loro noti. Ed era risaputo e riconosciuto tra di loro che D-o preferisce che ci occupiamo anche di questa parte [della Torà], cioè lo studio dei passaggi della Torà scritta in cui si accenna alla Torà orale; e perciò, ognuno [dei Maestri] dedica le sue energie a esaminare queste allusioni, nella misura che ritiene appropriata. Questo è ciò che vedi sovente nel Talmud: passaggi in cui i Maestri discutono per cercare le prove di una determinata legge e si trovano in disaccordo su queste prove; e vedrai che talvolta quelle stesse prove non appaiono plausibili secondo l’interpretazione più immediata e malgrado ciò, come già ricordato, la tradizione decreta che la decisione finale sia conforme ad esse. Tuttavia dovranno dapprima cercare gli accenni corrispondenti nella Torà orale, secondo i princìpi evocati in precedenza. E non adottano queste spiegazioni perché questa sia la principale intenzione del testo; piuttosto, le scelgono perché questa è l’intenzione dell’Autore della Torà, che sia benedetto: in aggiunta a quanto aveva già chiarito per mezzo dell’interpretazione più semplice, Egli accennò anche a un significato aggiuntivo per mezzo dell’allusione e questa tecnica fu talvolta designata con il termine "Asmachta" (corroborazione). E tutto questo discorso appena esposto si riferisce ad argomenti di precetti e di legge; ma per quanto riguarda le parti esoteriche della Torà denominate "Haggadot" vigono criteri differenti, come ho spiegato in un altro testo1.


Ci sono altri argomenti, quali i decreti dei nostri Maestri di benedetta memoria, di cui sebbene si possa trovare nelle Scritture una remota allusione che prende anch’essa il nome di "Asmachta", eppure questa Asmachta è molto più superficiale di quella discussa in precedenza e la usano unicamente come un richiamo; e non esitano a prendere in considerazione questa allusione perché anch’essa è accennata nella Torà, benché vi si trovi in una forma molto remota e che si riferisca a eventi futuri, poiché tutto è noto a D-o benedetto ed Egli alluse a tutto, anche se in forma remota, dato che spesso questo cenno si trova in passaggi che non sono necessariamente in relazione con la Mitzvà in sé. Ci sono altre leggi particolari che non furono trasmesse loro per via della tradizione, ma le dedussero attraverso la logica o attraverso tecniche deduttive2. Queste leggi sono soggette a discussione e siamo tenuti a rispettarle e metterle in atto secondo la decisione finale raggiunta nel dibattimento. Il fatto che ci sia stata una diversità di opinioni non indebolisce la decisione finale, poiché ci è stato comandato da Hashem, benedetto sia il Suo nome, che in caso di divergenza su regole di Torà sia il Tribunale Rabbinico (Beit-Din) a decidere e che la decisione finale sia del tutto vincolante.


E abbiamo ricevuto ancora una regola: l’intenzione del Signore benedetto, nel [comandarci] il precetto (Deuteronomio 17, 11): "Non devierete da ciò che vi diranno, né a sinistra né a destra", è che attraverso questa Mitzvà viene conferito alle Corti Rabbiniche e ai loro Saggi il potere di sancire delibere e decreti; e siamo tutti tenuti a obbedire loro e a non trasgredire in alcun modo le loro parole. E deve esserci chiaro che questi decreti sanciti per l’osservanza dei precetti della Torà stessa e per compiere il volere di D-o benedetto hanno tutti la Sua approvazione affinché li osserviamo nella loro totalità, così come lo facciamo con tutte le Mitzvot della Torà in sé. Inoltre la Mitzvà ci fu trasmessa in modo tale da richiedere da parte nostra la costruzione di “siepi” intorno alla Torà3; sarebbe stato appropriato che questi [decreti Rabbinici] fossero stati espressi direttamente da Hashem, sia benedetto il Suo Nome, proprio nella Torà, tuttavia la Sua Volontà decretò che giungessimo noi stessi a queste leggi e che ci caricassimo noi stessi di Mitzvot secondo le vie della Sua Torà e seguendo le stesse regole e gli stessi limiti che Egli assegnò a questo procedimento. Perciò non c’è distinzione tra il nostro obbligo di osservare le Mitzvot specificate nella Torà e il nostro obbligo di osservare editti e decreti dei Maestri di benedetta memoria, poiché è Sua Volontà che osserviamo quelle che sono esplicite nella Torà così come quelle altre. In questo modo, colui che trasgredisce i precetti della Torà e colui che trasgredisce questi editti e decreti sono entrambi in egual misura dei ribelli contro la Sua parola, con una unica differenza stabilita dai nostri Maestri di benedetta memoria nei casi dubbi: quando si tratta di un precetto della Torà (Mitzvà Deoraita) si adotta l’opzione più rigorosa e quando si tratta di un precetto rabbinico (Mitzvà Derabanan) si adotta l’opzione più permissiva. E infatti si può notare che il divieto riguardante le unioni proibite comporta punizioni come il Karet e la pena di morte; e l’indossare Shaatnez (un misto di lana e lino) è un semplice precetto negativo; ed è vietato trarre beneficio dal mescolare carne e latte; ed è permesso trarre beneficio dal "Chelev"4, poiché questi sono solo i limiti imposti dalla volontà di D-o benedetto, ma riguardo all’obbligo di rispettare tutte queste Mitzvot così come sono state prescritte non c’è nessuna differenza tra di loro5. Il risultato è che [i Saggi] entrarono in tantissime discussioni e decretarono numerose leggi e delibere, le quali sono unicamente Mitzvot rabbiniche; si moltiplicarono i dettagli e le diversità di opinione, tutto ciò per via del fatto che avevano comparato l’obbligo di rispettarle a quello di tutte le altre Mitzvot della Torà e infatti la volontà di D-o benedetto era che venissero decretate in questo modo, cioè per nostra iniziativa. Difatti, non c’è nessuna differenza tra il Suo ordine di mettere i Tefillin tra i nostri occhi e il Suo ordine di decretare regole per la messa in pratica della Sua Torà: il primo è realizzato secondo le modalità che gli sono proprie e il secondo è realizzato secondo le modalità che gli sono proprie, con il comune denominatore che è la messa in atto della volontà e dei decreti di D-o benedetto.


Un ulteriore aspetto di questa Mitzvà, così come ci è stato trasmesso dai Maestri, è il potere del Tribunale Rabbinico di decretare la sospensione di un elemento della Torà, quando la finalità di questa decisione è il mantenimento della stessa Torà, a condizione che ciò comporti unicamente una condotta passiva e nessuna azione attiva. Su questa base e secondo la tradizione trasmessa loro, i Maestri deliberarono il loro decreto di non compiere le Mitzvot dello Shofar e del Lulav durante il giorno di Shabbat6, come spiegato nella Mishnà e nel Talmud (Trattato Rosh Hashana 29b e Sukkà 42b).
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Note del Traduttore:
[1] Si tratta probabilmente del Maamàr Al Haaggadòt, l'Articolo sulle Haggadòt.
[2] Come spiegato sopra, sono i 13 principi di interpretazione della Torà.
[3] Questa espressione si riferisce al caso in cui si decide di rafforzare l’osservanza di determinati precetti della Torà adottandone una versione più restrittiva.
[4] Chelev è uno specifico grasso animale di cui è vietato il consumo.
[5] Ciò significa che nell’ambito dei limiti (e delle diverse punizioni) prescritti per loro, non c’è nessuna differenza tra l’obbligo di osservare i precetti della Torà e quelli rabbinici.
[6] Compiere questi due precetti durante Shabbat potrebbe potenzialmente portare alla sua profanazione, che D-o ce ne scampi. Perciò i Maestri decretarono che ci si astenga dal mettere in atto queste Mitzvot durante il santo giorno dello Shabbat.

Testo originale in Ebraico
Our translation into English - Nostra traduzione in inglese



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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Maamar Haikarim, Rav Moshe Haim Luzzatto, Edizioni Morashà, traduzione e note a cura di Ralph Anzarouth
È richiesto di aggiungere anche un link verso:
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Maamar HaIkarim by R. Moshe Ch. Luzzatto Chapter 10: Oral Law and Talmud


BS"D


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Translated by Ralph Anzarouth and an anonymous friend



10. Oral Law and Talmud


The Lord, blessed be He, did not wish to put The Torah in a written form so clear that it would not require further explanation. On the contrary, He included in it many things which are very difficult to understand, and the true meaning of which mortal man would not have been able to fully grasp, without its having been handed down in an explicit form, received from the blessed One, Who is their Author. Examples of this are the precepts of Tefillin (phylacteries), Mezuzah and other similar precepts, the commandment of which is given without any written explanation concerning how to perform them. The truth is that the Lord, blessed be He, deliberately concealed the true intention of His words, for reasons known to Him. However, everything which He concealed in the written Torah, He handed down orally to Moshe Rabbenu, peace be upon him, and from him there was a continuous transmission ("Massoret") to the Sages of each subsequent generation. And by the way of this transmission, the true intention of the written texts is clarified, and the correct way of carrying out the precepts in accordance with the will of the blessed Lord is made known to us.


We therefore find that the text of the written Torah, as regards its relation to the accepted interpretation, can be classified into three categories:

  • The first category includes all matters which are brought in a general form in the written Law, but not their details. These details are clarified through the "Massoret" (Oral Law).

  • The second category comprises those parts of the written Law, whose meaning is unclear, in that they are open to various interpretations. The final ruling is clarified through the Massoret.

  • The third category comprises texts of the written Torah who seem to have one meaning but the Massoret makes it clear that the real meaning is very different from what it seemed [at first reading]. Our Sages, of blessed memory, said about this (Talmud Bavli, treatise Sotah 16a): "The Halachah (practical Law) supplants the written text”. There are not many examples of this category, and if one were to make the effort to examine them in depth, he would find that the simpler explanation does not totally deny the Halachah, nor contradict it; but it will be understood in its appropriate perspective and limits.

Indeed, according to the tradition, the Author of the Torah, blessed be His name, wrote it in specific ways and with special guidelines, and when we wish to understand the true intention of the Author of the text, blessed be He, we must pursue it according to these ways and guidelines, without which even though it would have been possible to give acceptable interpretation which would already fit in well with the text, and it would have been possible to give it a wider meaning; nevertheless, this may not be the true meaning, since the Author of the texts had a different intention. These ways and guidelines together with all their details constitute the 13 principles by which Torah is learned.


It must be further borne in mind that the basis of all the laws, whether pertaining to positive precepts or to the negative ones, was handed down in a complete form by Moses our teacher, peace be upon him. However, our Sages, of blessed memory, have a tradition that the teachings of the Massoret are hinted at in the written Torah itself through forms of allusions known to them. And it was known and accepted among them that G-d prefers that we should also apply ourselves to this part [of the Torah], namely to know where the Oral Law is hinted at in the Written Law; and therefore, each one [of the Sages] will devote his energies in investigating those allusions, as he sees fit. This is what we frequently find in the Talmud, where Sages enter into discussions in the search for proofs of some specific ruling, and they will disagree as to those proofs; and it will sometimes be found that even though those very proofs do not appear plausible according to the simple understanding, nevertheless, as mentioned above, the tradition decrees that the final ruling follows them. However they will need to first look for the appropriate allusion in the Written Law, in accordance to the above principles. They will not adopt these explanations as being the main intention of the text. Instead, they will choose them because this is the intention of the Author of Torah, blessed be He: in addition to what He wished to clarify by the way of the simple explanation, He also hinted an additional meaning by the way of allusion, and they sometimes designated this technique by the name "Asmachta" (corroboration). All the above explanation relates to matters of precepts and laws; but with respect to the esoteric parts of the Torah called "Haggadot" there are different criteria, and I explained them in a separate text.


There are other topics which are the decrees of the Sages of blessed memory which, even though a remote allusion to them is found in the sacred text, and this is also called "Asmachta", however this Asmachta is much more superficial than the one mentioned above, and they will use it as an indicator; and they will not refrain from relying on this because even this is alluded in the Torah, albeit in a very remote form and seems to predict future events, for everything is known to Him, blessed be He, and He alluded to all [such events], albeit in a vague form, since they are found in texts which are not necessarily related to the precept itself. There are other particular laws which they did not receive by tradition, but they deduced them either by logic or by deduction techniques1. Those laws are open to debate and we are obliged to observe and carry out these laws according to the final ruling given in the debate. The fact that there was a difference of opinion does not weaken the final ruling, since we were commanded by Him, blessed be His Name, that in the case of any difference of opinion the matter should be decided in the Rabbinical Court (Beit-Din), and the decision taken will be fully binding.


We received a further rule: the intention of the Lord blessed be He, in the precept saying (Deuteronomy 17, 11): "You shall not deviate from what they shall tell you neither to the right or the left", is that through this Mitzvah the Rabbinical Courts and their Sages have the power vested in them to issue decrees and edicts and we are all required to pay heed to them and not transgress their ruling at all. And it should be clear to us that all these decrees which are issued relating to the observance of the precepts of the Torah itself and of carrying out the Will of Hashem, blessed be He, have His approval to the extent that we are required to observe them fully, in the same way as all the precepts of the Torah itself. Furthermore, the Mitzvah was handed down to us in such a way that we should build fences around Torah2; it would have been appropriate that these [Rabbinical decrees] be specifically instructed by Him, blessed be He, in the Torah itself, however His Will decreed that we should reach this rulings, and that we should establish Mitzvot upon ourselves in accordance with His Torah and with those rules and limitations which He ascribed to them. Therefore there is no distinction between our obligation to observe the Mitzvot specified in the Torah and our obligation to observe the rulings and decrees of our Sages of blessed memory, since it is His Will that we should keep what is specified in the Torah to the same extent as we keep these ruling and decrees. Thus, someone who transgresses the precepts of the Torah and someone who transgresses these decrees and rulings, both of them rebel against His word to an equal extent, the only distinction being that our Sages of blessed memory determined that where there is a doubt: in the case of Torah precepts we opt for the more stringent decision, and in the case of a rabbinical precept we opt for the more lenient decision. Just as the sin of forbidden relationships entails punishments like Karet and death penalty; and that the wearing of Shaatnez (a mixture of wool and linen) is a simple negative precept; and that it is forbidden to benefit from a mixture of meat and milk; and it is permitted to benefit from "Chelev"3, since they are only the limits imposed by His blessed Will, however regarding the obligation to perform these Mitzvot as prescribed there is no difference between them at all4. As a result, [the Sages] entered into such extensive discussions in making numerous rulings and decrees, which are in truth rabbinical precepts, and went into many details and differences of opinion, so that the obligation to perform them should be equal to the obligation to perform all the rest of the Mitzvot in the Torah, and for this reason, the Lord, blessed be He, wanted us to bring about these rulings in this way, in other words that they should come about by our endeavors. In fact, it makes no difference between His commanding us to place phylacteries between our eyes and His commanding us to legislate decrees for the performance of His Torah: the former is to be carried in his specific way, and the latter will be carried out in its own specific way, the common factor between them being the performance of the will and decrees of the Lord, blessed be He.


A further part of this Mitzvah as handed down to the Sages to legislate is the power vested in the rabbinical court to set aside a particular aspect of Torah, when the purpose of doing so is the preservation of the Torah itself, provided that this only entails passive conduct and no action at all. On this basis and according to the tradition handed down to them, the Sages decreed their rulings not to carry out the precepts of Shofar and Lulav on Shabbat,5 as explained in the Mishnah and the Talmud (Treatise of Rosh Hashana 29b and Sukkah 42b).
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Notes of the translators:
[1] As explained above, the thirteen principles by which Torah is learned.
[2] The intention of this expression is to strengthen the observance of specific precepts of the Torah by building these fences around them.
[3] Chelev is certain animal fats which are forbidden to eat.
[4] This means that within the limits prescribed for them, there is no difference at all between the duty to perform the Torah precepts or the rabbinical precepts.
[5] Performing these two precepts during Shabbat, could possibly lead to its profanation, G-d, forbid, and therefore the Sages decreed that we should refrain from carrying out these Mitzvot during the holy day of Shabbos.

Original text in Hebrew
Nostra traduzione in italiano - Our translation into Italian


Articolo sui Princìpi - Capitolo 9 I Miracoli Maamàr Haikarìm di Rabbi M. Ch. Luzzatto, detto Ramchal


BS"D


Torna al capitolo 8


Traduzione di Ralph Anzarouth


9. I Miracoli


Tutte le creature sono venute al mondo solamente perché così fu decretato dalla volontà di Hashem benedetto. Allo stesso modo, tutti i loro limiti e le loro regole furono imposti loro soltanto perché la Saggezza Divina decretò che ciò fosse appropriato per loro. Tuttavia, così come Egli impose queste leggi secondo la Sua volontà, così pure può annullarle o modificarle secondo il Suo volere e in qualunque momento lo desideri. Tutto ciò che D-o, benedetto sia il Suo Nome, innova in questo mondo e che non è conforme alle regole che Egli ha imposto alla natura viene chiamato un "Nes" (miracolo). Il Signore benedetto preferisce generalmente che il corso della natura si svolga secondo le sue regole, poiché avendolo D-o stesso scelto e messo in atto, Egli sa certamente che esso rappresenta il sistema ideale. Tuttavia, Egli non Si astiene dal modificarlo quando lo desidera, per motivi a Lui noti.


D'altra parte, è possibile che Egli compia un miracolo per proclamare la verità della Sua Provvidenza e del Suo potere. E può darsi che che lo faccia perché ciò è idoneo in determinate circostanze. E questo proclama può avvenire in [tre] modi: può essere percepito e rivelato attraverso il fatto in sé e il modo in cui esso si è manifestato; [oppure] attraverso le sue componenti nascoste e la Provvidenza Divina celata in esso; [oppure] per molte altre vie, del tutto imperscrutabili per noi. Ed è possibile che il Santo, benedetto Egli sia, compia un miracolo attraverso i Suoi servitori a Lui vicini, per rivelare l'affetto speciale che Egli nutre per loro – affidando loro il potere di dominare il creato; e la forza attraverso la quale essi compiono miracoli e prodigi è proporzionale al loro livello di vicinanza a Lui, benedetto Egli sia.


Uno degli aspetti di questo argomento è che il Signore benedetto ha voluto essere chiamato con Nomi diversi, secondo i segreti del Suo influsso sul mondo e l'autorità con cui lo guida. E infatti ha voluto e decretato che, nel pronunciare i Suoi santi Nomi, il loro potere produrrà molti prodigi nel mondo. Egli suddivise e ordinò questa materia con formidabile saggezza e attribuì a ogni Nome la facoltà, decretata dalla Sua saggezza, di suscitare quando viene pronunciato quegli influssi attraverso i quali quei prodigi vengono generati.


Testo originale in Ebraico
Our translation into English - Nostra traduzione in inglese




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Articolo sui Princìpi - Cap 8. La Redenzione (Maamàr Haikarìm) di Rabbi M. Ch. Luzzatto, detto Ramchal




Torna al Capitolo 7


BS"D


Traduzione di Ralph Anzarouth


8. La Redenzione


Il popolo degli Ebrei è la parte scelta dell’umanità ed è stato designato per unirsi a Hashem benedetto. Essi sono quindi degni di essere incoronati con una grande santità e che la presenza di D-o benedetto li sovrasti e si unisca a loro, in modo che essi possano perfezionarsi grazie a essa fino a meritare il vero Bene.


E devi sapere che anche se ogni persona ottiene il vero Bene individualmente, in funzione delle proprie azioni, ciononostante l’insieme della creazione non giungerà alla perfezione fino a che il popolo prescelto non avrà raggiunto il livello necessario, si sarà perfezionato in tutto il suo splendore e si sarà unito con la Presenza Divina. In seguito, il mondo raggiungerà il suo stato ideale e ogni individuo riceverà la sua ricompensa secondo il valore delle sue azioni.


Tuttavia, a partire dall’inizio della creazione e fino a oggi questo processo non è stato ancora completato perché l’uomo, subito dopo essere stato creato, ha peccato. Dopodiché, quando i nostri patriarchi dapprima e i loro figli in seguito formarono il popolo eletto, malgrado ciò questo stato ideale non fu mai realizzato a causa dei peccati che impedirono loro di raggiungere la perfezione completa. Comunque, bisogna pervenire a quel livello in cui il popolo si sarà perfezionato in tutti i criteri necessari e tutto il creato raggiungerà la propria perfezione; a questo punto, il mondo sarà assolutamente pronto affinché i giusti vi trovino il piacere eterno, la cui intensità varierà a seconda degli atti compiuti da ogni individuo.


La saggezza Divina ha posto un limite di 6000 anni durante i quali l’uomo agisce e si sforza di ottenere questa perfezione, dopodiché il mondo verrà ricostituito sotto una forma diversa, adatta alla funzione che svolgerà in seguito, cioè fornire il piacere eterno a chi lo avrà meritato. La nazione prescelta deve raggiungere il suo stato ideale prima che abbiano termine questi 6000 anni, in modo che le cose possano progredire verso la condizione che sarà la loro per l’eternità, come ci è stato promesso che avverrà in ogni caso. Colui che metterà in atto tutto ciò sarà uno dei discendenti del re Davide; Hashem benedetto lo sceglierà a questo scopo e lo aiuterà a riuscire: si tratta del re Messia [”Mashiach”, cioè “unto”]. E nei tempi del Messia e per mano sua, il popolo ebraico verrà condotto ancora molto più vicino alla perfezione e con lui tutta la creazione: il Bene abbonderà ovunque e il Male sarà estirpato spiritualmente e materialmente, cioè il cuore di pietra sarà trasformato in un "Lev Basar"1, nel senso che nell’uomo prevarrà la tendenza a fare il bene e non sarà attirato da alcuna tentazione materiale; anzi, egli sarà costantemente volto verso la Torà e il servizio di D-o, rinforzandosi ulteriormente in questa disposizione. Nello stesso tempo, aumenteranno la tranquillità e la prosperità e non ci saranno danni né perdite. E questo è ciò che ci promisero i profeti (Isaia 11, 9): "Non ci saranno misfatti né violenza su tutta la Mia sacra montagna ecc.". E non ci sarà stupidità nel mondo: tutti i cuori saranno ricolmi di saggezza e lo spirito di santità riempirà ogni creatura, in modo tale che tutti lo meriteranno senza alcuna difficoltà, come disse il profeta (Yoel 3, 1): “Verserò il Mio Spirito su ogni corpo ecc.”. Tutti gioiranno e si rallegreranno nell’abbondanza e si uniranno al Creatore benedetto; e Lo serviranno in modo perfetto e si eleveranno in questo modo a livelli sempre più elevati finché saranno pervenuti allo stato necessario per progredire dalla loro condizione attuale a quella eterna con il rinnovamento del mondo.


Ci sarà anche una considerevole selezione tra le altre nazioni del mondo che esisteranno a quel tempo. Quelle che meritano l'eliminazione saranno spazzate via da guerre, epidemie e altre forme di punizione. Quelle che meritano la salvezza saranno salvate, si manterranno e riconosceranno la verità. Esse abbandoneranno i loro falsi dèi e saranno vassalli del popolo ebraico. Per loro, sarà una gloria servire e prodigarsi per il popolo ebraico perché saranno conscie e consapevoli che in questo modo esse otterranno quanto sono in grado di ricevere della santità e della luce di D-o. Il mondo intero si dedicherà allora interamente al servizio del Creatore benedetto e non ci sarà assolutamente nessuna "Avodah Zarah" (culto idolatra). E questo è quanto disse il profeta di benedetta memoria (Zefania 3, 7): "Allora Io purificherò il linguaggio delle nazioni" ed è scritto (Zaccaria 14, 9) :"E in quel giorno D-o sarà Uno e il Suo Nome sarà Uno".


Comunque, tutti gli esseri viventi devono morire e tornare alla polvere per almeno un breve lasso di tempo prima della Techiat Hametim (la resurrezione dei morti), quando coloro che lo meriteranno si alzeranno e torneranno a vivere.


Al tempo della Techià, sia i giusti che i malvagi si alzeranno; i malvagi che hanno peccato e che non hanno ancora ricevuto per intero la punizione che spetta loro, verranno puniti come meritano. E in seguito, dopo la risurrezione [dei morti], ci sarà il Grande Giorno del Giudizio, nel quale il Creatore benedetto giudicherà tutti e deciderà chi merita di rimanere per l'eternità e chi invece di svanire [per sempre]. Coloro che meritano di scomparire verrano puniti nel modo appropriato e in seguito verranno eliminati del tutto. Quelli che invece meritano di rimanere continueranno a esistere nel mondo ricostituito, al livello che avranno meritato secondo il giudizio [Divino].


E dopo che coloro che meritano di restare per l'eternità saranno collocati ognuno al proprio livello, questo mondo tornerà al suo stato di caos iniziale, cioè perderà la sua forma e le acque torneranno a mischiarsi, come all'inizio della Creazione. E in ogni caso, il Santo, benedetto Egli sia, con la Sua parola eleverà i giusti designati per l'eternità e come gli angeli servitori essi non avranno più bisogno di questo mondo. Non avranno ancora accesso al vero Bene che spetta loro, se non dopo che il mondo sarà rimasto in uno stato di caos per una durata che sarà decretata dalla Saggezza Divina. Il mondo sarà allora ricostituito in una forma diversa, adatta a durare per l'eternità e i giusti ritorneranno, risiedereanno ed esisteranno in esso per sempre, fruendo del vero Bene, ognuno al proprio livello.


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Note del traduttore:
[1] Un "Lev Basar" è letteralmente un "cuore di carne", cioè un cuore ricco di valori positivi e controllato dal buon istinto (lo "Yetzer Tov"), in contrapposizione al “cuore di pietra” che è esattamente il contrario.

Testo originale in Ebraico del Maamar Haikarim
Our translation into English - Nostra traduzione in inglese




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Tratto dal sito www.anzarouth.com : Maamar Haikarim, Rav Moshe Haim Luzzatto, Edizioni Morashà, traduzione e note a cura di Ralph Anzarouth
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Divieto di Partecipare alle Elezioni – Baba Sale (Rabbi Israel Abuchatzeira)


Traduzione di Ralph Anzarouth


BE"H


Mercoledì, primo giorno del mese di Adar Aleph 5725,
Qui, nella città santa di Gerusalemme, che sia approntata e ricostruita,

Con questa (lettera) mi associo agli onorevoli rabbini e ai grandi Maestri della Edà Charedit1 Sefardita della città santa di Gerusalemme, che sia approntata e ricostruita, e associo il mio parere al loro, il parere della Torà, col quale hanno decretato che è vietato partecipare alle elezioni del regime, poiché ciò è contrario alla nostra santa Torà.
E siano benedetti i nostri fratelli Ebrei, timorosi della parola di D-o, che continuano a seguire la via dei nostri santi padri.

[Segue la firma manoscritta di Rabbi Israel Abuchatzera]
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Nota del Traduttore:
[1] Ho lasciato il termine originale, che significa "Comunità dei timorosi" e che indica l'organismo faro della comunità religiosa di Gerusalemme.

Rabbi Israel Abuchatzeira di benedetta memoria, chiamato anche il Baba Sali, visse fino a due decenni fa in Terra Senta (in questi giorni ricorre il ventesimo anniversario della sua scomparsa). La sua santa pietà e il suo straordinario amore del prossimo lo hanno reso una figura amatissima dagli Ebrei di tutte le estrazioni.
Il nostro sito non dà indicazioni di voto (o non-voto), ognuno agirà secondo le autorità rabbiniche e i maestri di pensiero che segue d'abitudine. Pubblichiamo questa lettera, caso mai qualcuno vi dicesse che un partito si presenta alle elezioni della "knesset" di questa settimana con la pretesa di rappresentare i valori del santo Baba Sale nell'assemblea e nelle elezioni cui egli considerava vietato partecipare...

Lettera del Baba Sali sulla partecipazione alle elezioni della Knesseth
Copia della lettera originale, firmata dal Baba Sale

Nessun Intervento nelle Elezioni - Chazon Ish (R. Avraham Yeshayahu Karelitz)


Traduzione di Ralph Anzarouth


BS"D


Urgente: per il rabbino Bengis, Batei Naitin, Gerusalemme.
Il Maestro Chazon Ish vi chiede di far sapere che egli non interviene nelle elezioni e che non coopera con nessuna lista. Tutte le informazioni contrarie sono basate sulla menzogna.

[Segue la firma manoscritta di Rabbi Meir Karelitz]
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Questo telegramma fu inviato da Rabbi Meir Karelitz, per conto di suo fratello il Chazon Ish, Rabbi Avraham Yeshayahu Karelitz, a Rabbi Zelig Reuven Bengis, rabbino capo della Edà Charedit di Gerusalemme (l'organismo faro della comunità religiosa della città santa).
Il nostro sito non dà indicazioni di voto (o non-voto), ognuno agirà secondo le autorità rabbiniche e i maestri di pensiero che segue d'abitudine. Pubblichiamo questo telegramma, caso mai qualcuno vi dicesse che un partito si presenta alle elezioni della "knesset" di questa settimana con la pretesa di averne ricevuto mandato proprio dal Chazon Ish di benedetta memoria...

Telegramma del Chazon Ish sulle elezioni alla knesseth
Copia del telegramma originale, firmata dal Rav Meir Karelitz

Maamar HaIkarim by R. M.Ch. Luzzatto Chapter 9 - The Miracles


BS"D


Back to Chapter 8


Translated by Ralph Anzarouth and an anonymous friend



9. The Miracles


All created things came into being only because His blessed will decreed it. Similarly, all their rules and limitations have been imposed upon them only because His blessed Wisdom deemed that they were suitable for them. However, just as He imposed these rules at His will, He can also cancel or modify them as He wishes anytime He wants. Whatever He, blessed be His name, innovates in this world and which does not conform to the rules He has imposed on nature is called a "Nes" (miracle). The Lord, blessed be He, generally prefers to maintain nature subject to its laws, since after He has chosen it and brought it into effect, He certainly knows that this is the ideal system. However, He does not refrain from changing it whenever He wishes and for reasons known to Him.


On the other hand, it is possible that He will perform a miracle in order to proclaim the reality of His Providence and power. And it may be that He will do so because this is appropriate in specific circumstances. And this proclamation can take [three] possible ways: [the first is] that it will be understood and revealed through the event itself as it is generally perceived; [the second is understood] through the hidden parts and the Divine Providence which is in it; and [the third] is by means totally beyond our comprehension. And it is possible that the Holy One, blessed be He, will perform a miracle by the means of His close servants, in order to make known His special affection He has for them through the power He gives them to control Creation; and their power by which they will perform miracles and wonders will be in proportion to their level of closeness to Him, blessed be He.


One of the aspects of this topic is that the Lord blessed be He wishes to be called by various names, according to the secrets of His influence upon this world and the manner in which He guides it. And He desired and decreed that in pronouncing His holy names, their power will also produce many wonders in the world. He also separated and ordered these matters with wonderful wisdom and conferred special attributes in each name as His wisdom decreed to draw down these influences created by the mentioning of these names, and by way of which these wonders will be brought into being.


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Original text in Hebrew
Nostra traduzione in italiano - Our translation into Italian

Maamar HaIkarim by R. M.Ch. Luzzatto Chapter 8 - The Redemption (Gheulah)


BS"D


Back to Chapter 7


Translated by Ralph Anzarouth and an anonymous friend



8. The Redemption


The cream of mankind is the Jewish people and they are the people designated for special closeness to Him, blessed be He. It is therefore fitting that they should be surrounded by an aura of great sanctity and the Divine Presence of the blessed One should rest upon them and be close to them, so that they may perfect themselves by it, until they merit the true Good.


And it must be borne in mind that even though the true Good is achieved by each individual on his own according to his deeds, however the whole of creation will not attain perfection until the chosen nation puts itself in proper order, perfects itself in all its splendor and will unite itself with the Divine Presence. After this, the world will reach its ideal state and every individual will receive his reward in accordance with his deeds.


However, from the beginning of creation until the present time this process has not yet been completed, since man sinned immediately after his creation. After this, from the time our patriarchs and their sons after them progressed to become the chosen people, this ideal state was never achieved because of sins which held them back from complete perfection. Nevertheless, we are required to reach this state, in which the nation will be perfect in all the criteria necessary for this and when the whole of Creation will be granted its own perfection. At this stage the world will be established in proper order, in which the righteous ones will be designated for eternal joy, and the intensity of this joy will depend on each individual's deeds.


Divine wisdom has set a limit of 6.000 years for man to work and strive for this perfection, after which the world will be reconstituted in a different form, fit for its subsequent function, which is to give eternal benefit to those who have earned it. And before the expiry of these 6.000 years, the chosen nation must achieve its ideal state, in order that things can progress to their eternal state, which we have been promised regardless. And this will be brought about by one of King David's descendant, whom the blessed Lord will choose, and will help him to succeed: this will be the anointed King [Mashiach - Messiah]. And in the time of Mashiach and by his means, the Jewish People will be brought one major step closer to perfection, and along with them the rest of Creation, and Good will be abundant in every sphere; evil will be totally eradicated both in the spiritual and in the material realm, namely the heart of stone will be transformed into a "Lev Basar"1, in that man's leanings towards Good will prevail, in a way that he will not be drawn at all after materialism, but he will constantly tend to Torah and divine service and will strengthen himself in this inclination. Correspondingly, his peace of mind and success will increase and he will suffer no damages or losses. This is what the Prophets have promised us (Isaiah 11, 9): "There will be no crimes or violence on all My holy mountain". And there will be no folly in the world, and all hearts will be full of wisdom and the spirit of holiness will be pervade every creature, in such a way that everyone will merit it without any difficulty, as the Prophet says (Joel 3, 1): "I will pour My Spirit on all flesh". Man will rejoice and delight in the abundance of good and will unite himself with the blessed Creator; and he will perform perfect service before Him and in this way he will ascend to ever higher levels until he achieves what is necessary in order to progress from his present condition to a condition of eternity in the renewal of the world.


In fact, all beings must die and return to dust for at least a short time prior to the Techiat Hametim (Resurrection of the Dead), when those who deserve it will rise and return to life.


At the time of the Resurrection, both the righteous and the wicked will rise and those wicked ones who have sinned but have not yet received in full their appropriate punishment, will then be punished as fit. And then, after the Techiah, there will be the Great Day of Judgement, on which the blessed Creator will pass judgement on everybody and will decide who deserves to remain for eternity and who deserves to vanish [forever]. Those who deserve to vanish will be punished in a proper manner and will ultimately be eradicated altogether. Those who are fit to remain will continue to exist in the world as reconstituted on the level deemed appropriate for them by the [Divine] judgment.


There will also be an intensive selection among those other nations of the world who will exist at that time. Those who deserve destruction will be wiped out by war, pestilence and all other forms of punishment. Those who deserve salvation will be saved and will remain and recognize the truth. They will forsake their false gods and become subservient to the people of Israel. It will be a honor for them to serve and minister to the people of Israel because they will be aware and understand that in this way they have achieved as much as it is possible for them to receive from G-d's holiness and light. The whole world will then be in a state where it is drawn to the service of the blessed Creator and there will be no service of "Avodah Zarah" (alien worship) at all. This is what the prophet of blessed memory said (Tzephania 3, 7): "For then I will purify the speech of the Nations" and it is written (Zecharia 14, 9) :"And that day, G-d will be One and His Name will be One".


And after those who are fit to remain for eternity have been brought into a proper state, each on his own level, this world will return to its state before the Creation, in other words it will loose all its form and will revert to a liquid state as at the beginning of Creation. In any event, the Holy One blessed be He, by [the power of] His word, will raise up those righteous ones designated for eternity like ministering angels, with no need for this world anymore. They will still not attain the true Good as befits them, until the world has remained in a state of oblivion, for such a period as the Divine Wisdom will decree. The world will then be reconstituted in a different form, suited for a state of eternity, and the righteous ones will return and reside and be established there forever, enjoying the true Good, each one according to his level.


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Note of the translators:
[1] A "Lev Basar" is literally a "heart of flesh", which means a good heart full of humanity and controlled by the good instinct, rather than a "heart of stone", which is just the opposite.

Original text in Hebrew
Nostra traduzione in italiano - Our translation into Italian